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Pippo Bonanno


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Davanti ai recenti quadri di Pippo Bonanno, ci esaltiamo nella visione di un rinnovato stile informale, in cui il pittore supera la sua colta matrice figurativa di qualche anno addietro per farci rivivere momenti esaltanti che vanno ben al di là della semplice sensazione visiva. I quadri di Bonanno nascono da una tecnica del tutto personale; tutta la pittura di Bonanno è pervasa da una poesia sublime, da un canto sommesso di melodie remote. Tutto è sospeso tra realtà e sogno in un giuoco coinvolgente, piacevolmente avvertito dall’osservatore che sosta davanti alle varie opere, anche lui prigioniero del sortilegio che scaturisce dai quadri dipinti da un Bonanno che interpreta l’arte come emanazione della propria anima rendendo universale la forma e il contenuto, in cui il colore diventa veicolo indispensabile per una comprensione felice. Nelle opere di Bonanno si avverte una grande ansia di contatto con una natura rigenerata, ricondotta a spazi ampi e luminosi, dai colori puri tratti da una tavolozza ingentilita dal desiderio di rinnovata speranza; eppure Bonanno dimostra, ancora una volta, di non amare le facili soluzioni, frutto più di accademiche sollecitazioni che di un reale sentire il bisogno di rinnovamento, di ricerca ma anche di scontro. La pittura di Bonanno ci colpisce per prorompente vitalità, per evidente sfida verso ogni compromesso; i colori fluiscono sulla tela con esaltante fragore, ogni composizione risuona di antiche nenie, di onde spumose, di vento, di tuono, di battito d’ali e su tutto una luce “totale” che non ammette ombre, che denuda impietosamente uomini e cose, un giuoco crudele che coinvolge in prima persona l’artista, prigioniero anch'esso del sortilegio che ha saputo realizzare ma del quale, forse, neanche lui conosce compiutamente la formula; come farlo cessare? L’esaltazione espressiva è incessante, la tensione è spasmodica, la frattura sembra inevitabilmente imminente ma, intanto, le opere, le tante opere, sono davanti a noi quasi a sfida della nostra pessimistica incredulità. Ne scaturisce una visione solare che esalta le doti tecniche dell’artista privato, per sua scelta, di risorse “di mestiere”: ciò che in quelle opere è bello lo è senza tentennamenti, per pura naturalezza. Per conto nostro non possiamo che esprimere ammirazione e consenso, in attesa di ulteriori metamorfosi o di conferme, nella certezza, comunque, di trovarci di fronte ad un artista che, in qualsiasi modo, esprime sempre una liricità coinvolgente e commovente, un filo fragile ma resistente ad ogni tentazione di facili e piacevoli sensazioni, forse gradite da un certo pubblico, ma lontane, molto lontane, da chi all’arte ha dedicato la sua intera esistenza e ad essa è disposto a donare tutto se stesso, anche a costo di scoramenti o cocenti disillusioni.

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