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Nicola Busacca
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Le recenti realizzazioni di Nicola Busacca si discostano dalle passate esperienze artistiche per espressività e per ispirazione. Scrollati dalla mente i condizionamenti inconsci, ha intrapreso un suo cammino ispirato da cerebrali intuizioni che lo hanno condotto a realizzare opere scultoree scaturite da una visione del tutto originale di un evento straordinario quale può definirsi il “mistero” della procreazione. Busacca, servendosi dei mezzi a lui più congeniali, marmi pregiati e colorati o umile travertino, a volte incastonati in solido supporto, altre su legno che mostrano i segni inequivocabili di una nobile vetustà, dà forma ai simboli della vita al suo “sbocciare”, in eleganti astrazioni fra il reale e l’immaginario, alla costante ricerca di una espressione dalle forme definite, pur se “armonizzate” da un discorso che si addice al meraviglioso mondo dove la natura è armonia e non discordante cacofonia di una volgarizzazione dilagante. Teorizzare sull’espressività di Busacca, figurativo o informale, non ha alcun senso, perché il suo mondo artistico non cerca classificazioni stilistiche, ma una comprensibilità che travalica ogni teorizzazione quale negazione del suo esprimersi intimistico. In Busacca sembrano convivere due anime, due modi di accostarsi alla realtà e nessuno dei due ha sopravvento sull’altro; le sue sculture interpretano il reale con estrema chiarezza, per poi mutarsi in forma e contenuto nell’esaltazione di un plasticismo e di un simbolismo che affascina e turba come solo può fare ciò che si insinua nell’anima inducendo dubbi e paure dove, poco prima, albergavano solo certezze. Le sculture di Nicola Busacca sembrano nascere da una sfida, una provocazione per tutti colore che amano il definito come sicura partenza per tutte le manifestazioni di un esistere senza sussulti, stoltamente al sicuro da ogni novità che possa giungere a turbare un cammino senza ostacoli, un ideale senza ideali. Le non comuni capacità di Busacca sono evidenti nella sue opere, come è altrettanto evidente che il cammino periglioso di questo giovane artista è ancora lungo e disseminato di esaltazione e di dolore, nulla di diverso da quello che è riservato a qualsiasi essere umano che affida le proprie “speranze” al mondo esaltante dell’arte, ingannevole come tutto ciò che non è tangibile, fatuo, tessuto come il filo flebilissimo dell’anima.