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CAIOZZO

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Peppe Caiozzo


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Caiozzo e l’ombra, Caiozzo e la luce. Per questo artista la luce è un bene primario che diviene secondario dopo che questa, ha generato l’ombra. L’ombra, una strana dimensione fra realtà e fantasia, un mondo misterioso, incerto, persecutorio. Ci segue ogni dove, disegna i limiti spaziali degli oggetti, di tutte le cose; i suoi contorni, rarefatti, perdono a poco a poco consistenza, invitano ad un’osservazione più vasta, alla scoperta di un mondo invisibile, al di là del sensoriale umano, un’altra dimensione dentro la quale, forse, si muove un’altra umanità che cela la sua esistenza, perfetta, al nostro mondo intriso di violenza, volgarità ed irrefrenabile follia. Questa “altra” dimensione ha stregato Caiozzo che, con tecnica stupefacente, tenta di “svelarla” alla nostra comprensione: un tentativo generoso per rendere partecipi i suoi simili d’un grande mistero, il mistero dell’ombra che, timidamente, delinea forme definite, aggiungendo alla banale evidenza, un desiderio di fantasia che, sull’ombra anonima, cerca giuochi infiniti di altre ombre, sempre monotonali, ma di diversa forma ed intensità, dando vita ad un’entità disgiunta dall’oggetto, dal corpo, dall’albero o da qualunque altra cosa che l’ha generata. Quasi un tentativo di fuga, cromatica e spaziale, che presuppone il definitivo “distacco” per dare vita ad un altra “cosa” che vivrà in un “limbo”, non d’attesa, ma di sovrapposizione ad un “definito anonimo”. Caiozzo, prende in prestito la tecnica e gli oggetti caratterizzanti la “pop art” cioè tutto ciò che fa parte del nostro mondo, forse banalizzandolo, ma che caratterizzano un’epoca di consumi sfrenati e sprechi inconcepibili, demenziali. Caiozzo però, potenza della sua immaginazione, è in grado di suscitare interesse anche per comunissime bombole di gas, fette d’anguria, limoni o frullatori che sembrano danzare strani balli caraibici accompagnandosi con delle banane; da dove quindi può scaturire interesse dal banale? Dal fatto che quegli oggetti, dipinti con fedeltà e sapienza tecnica e coloristica, fluttuano nell’aria come satelliti orbitanti su piani amorfi, rivitalizzati dall’immancabile ombra, impressa nella velocità di una metafisica caduta. Ovviamente le opere di Caiozzo non potevano fare a meno di ispirarsi, in alcuni casi, al mondo “ingannevole” della pubblicità, “pop art docet”; l'artista sa insinuare nelle sue immagini, in tal senso molto critiche nei confronti della società dei consumi, l’evidenza di una “attrazione fatale”, detto crudamente, veri e propri “specchietti per le allodole”: straordinari miraggi che attraggono e catturano milioni di esseri umani, nella convinzione di vivere in un mondo opulento. Un mondo che non vuole vedere al di là delle apparenze, restio ad accogliere lampi di riflessione, che preferisce accettare tutto supinamente piuttosto che guardarsi dentro la coscienza. Indizio, non troppo celato, di un rapido decadimento fisico e morale. Attenzione allora: su tutto grava un’ombra che può essere amichevole o minacciosa; un’altra vita in una nuova dimensione, o la fine di tutto nello smarrimento “grigio” di un’illusoria realtà che annulla tutto disperdendosi nel cielo, veicolata da alte, tragiche ciminiere.

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