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CALABRIA

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Ennio Calabria


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Ennio Calabria è un artista che ha ormai conquistato grande notorietà nel difficile e contraddittorio mondo dell’arte contemporanea. La lettura delle opere di Calabria non è immediata: come un testo articolato e ricco di riminiscenze, va esaminato con acuta attenzione e senza distrazioni dettate da influenze fuorvianti dalla ricerca affannosa di una tendenza pittorica; non è l’artista che va giudicato ma il suo modo di esprimersi, è il suo mondo che va analizzato, quel mondo di sensazioni che guida la mano del pittore nell'espressione schiettamente pittorica. Quella di Calabria è una pittura dalla luminosità solare esaltata dalla pacata stesura dei colori che si prestano a trasparenze non prive di effetti sorprendentemente attinenti alla realtà. Questo artista esprime i colori del reale, ma con una interpretazione talmente personale da caratterizzarlo inconfondibilmente, quasi un marchio impalpabile. La sua tavolozza si anima e risplende di mediterraneità, i colori, con naturale tendenza, fluiscono sulla tela come se sgorgassero dal pennello senza sosta; per questo la sua pittura ha la naturalezza della scrittura, fluente e rapida, senza soste, appunto. Anche il mondo di Calabria è reale e, per quanto forzata possa sembrare la nostra affermazione, questi dipinti sono legati saldamente alla realtà; è l'artificio concesso da una tecnica che non è un compromesso ma la dimostrazione di come una tendenza pittorica non significhi necessariamente ripetitività e supina accettazione di principi che di inamovibile hanno solo, il più delle volte, pochezza di fantasia e ispirazione isterilita. Nella pittura di Ennio Calabria non si riscontra nessuna concessione a ricercatezze stilistiche che snaturerebbero una naturale tendenza al reale, al tangibile. I soggetti, perlopiù accattivanti, si aggiungono piacevolmente alla tecnica espressiva senza mai concedere nulla alla banalità. Ennio Calabria ha affrontato tematiche diverse nell'arco della sua carriera, ha compiuto scelte coraggiose conscio della pericolosità rappresentata dall’andare “controcorrente” e, oggi, non ancora domo, non evita la sperimentazione, anzi, trova forza rivitalizzante proprio nel pericolo, nella sfida all'ovvio o all’acclamato.


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Le realizzazioni artistiche giovanili di Ennio Calabria non mi entusiasmarono affatto. Ricordo che mi irritò molto la “sarabanda” fatta da “certa critica”, alle prime personali di questo artista: quei “peana” avevano il sentore sgradevole di una ben orchestrata operazione commerciale. Ciò avveniva parecchi anni addietro. Passando il tempo, inevitabilmente, la fama di Calabria aumentava sempre più. Non che la cosa mi stupisse; era evidente che alle spalle aveva un’ottima organizzazione, ma certo, non poteva bastare da sola all’affermazione di un artista che stava per “esplodere” come fenomeno mondiale. Quello che io avevo considerato, molti anni prima, un brutto anatroccolo, si è vestito delle splendide piume e dell’eleganza del cigno; adesso, riflettendo, mi è chiaro che il mio giudizio fu fortemente condizionato dalla visione di un dipinto in particolare: una figura femminile adagiata su un prato. Le proporzioni fisiche erano totalmente assenti, la cromia, squillante e volgare, completava il mio giudizio che, considerando il mio personale gusto di sempre, non poteva che essere negativo. Quando rividi le opere di Calabria constatai che la trasformazione era sbalorditiva; evidentemente si era liberato dalle pesanti pastoie che, fino a quel momento, lo avevano tenuto prigioniero in una dimensione non sua. Adesso era libero e l’ispirazione poteva esplodere lungo un percorso, non facile, che lo vedeva cimentarsi fra figurazione ed astrazione e di certo non è cosa facile trovare un equilibrio perfetto che non facesse prevalere né l’una né l’altra tendenza. Ebbene, Ennio Calabria è riuscito in questa incredibile impresa e, da allora, è stato un continuo progredire, pittoricamente ed intellettualmente; una continuità espressiva che sta a confermare una visione coerente della sua ispirazione, mai messa in discussione da tentennamenti o fughe da una logica espressiva ormai prossima al culmine della maturazione sentimentale e, quindi, poetica. La recenti opere di Ennio Calabria sono una “luminosa” conferma del mio pensiero. La figurazione, non del tutto abbandonata, è espressa attraverso un’astrazione che non “cela”, anzi, evidenzia i soggetti rappresentati in un’atmosfera ed in una dimensione del tutto reale, eppure, prossima ad un ideale di levità corporale che innalza l’arte ad espressione “diretta” di sentimenti, molte volte celati per pudicizia o perché inesprimibili verbalmente o anche vergati in elegante prosa. Queste opere confermano la genialità di un artista che ha saputo “scrollarsi” dalle spalle ed estirpare dall’anima, idee e concetti “di comodo” che lo schiacciavano in una dimensione non scelta, non voluta, ma imposta dalle circostanze. Adesso Calabria può respirare “a pieni polmoni” ed esprimersi attraverso una genialità che non ha nulla di artificioso, un’espressione che coinvolge e commuove. E’ innegabile che la serie di dipinti dedicati a Papa Giovanni Paolo II, ovvero a quel Papa venuto dal freddo che è penetrato, con struggente semplicità, nei cuori e nelle menti di tutti i popoli, determinando dei mutamenti storici che apparivano tragicamente inamovibili, sono opere di altissima ispirazione. Il viso di Papa Wojtyla si mostra in tutto il suo messaggio mediatico: nella contemplazione di un mondo che non possiamo scorgere; nella severità di un rimprovero, che non ammette repliche, rivolto a quegli uomini, e sono tanti, che opprimono i propri simili per il più sordido tornaconto; nel dolore, sopportato con infinita accettazione quasi a volersi caricare di tutte le sofferenze del mondo, una espiazione universale che potremmo paragonare, se non temessimo di essere blasfemi, con il dolore infinito di Gesù crocifisso: dolore corporale e dolore dell’anima, l’uno trafitto dai chiodi e da una lancia, l’altra dalla malvagità dell’uomo che non era stato in grado di scorgere in lui il “possente messaggio divino” che aveva portato tra noi esseri imperfetti. Per ricondurci all’innocenza primigenia. Secondo me, comunque, Calabria raggiunge vette supreme quando rappresenta il volto del Papa che sta per dissolversi, alla fine del suo percorso terreno, per raggiungere una meta che gli era stata designata fin dal suo concepimento; questa volta “blasfemo” vedo quella figura, quel volto, asperso da una luminosità che precede l’esaltazione del divino che fino a quel momento è stato “schermato” da un “bozzolo” mortale e che, adesso, si apre in forma di luce e scompare alla vista degli uomini, vincolati alla terra e sordi all’immensità di una “bontà suprema”.Forse solo un bimbo appena uscito dal grembo della madre lo comprende: infatti lancia un grido che esprime, contemporaneamente, gioia per la libertà conquistata e infinito dolore, per ciò che gli riserva la vita. Questi dipinti sono legati saldamente alla realtà; con un artificio concesso da una tecnica che non vuole essere un compromesso, ma dimostrazione tangibile che una tendenza pittorica non significhi necessariamente ripetitività e supina accettazione di principi che di inamovibile hanno solo, il più delle volte, pochezza di fantasia ed ispirazione isterilita.

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