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Nell’osservare le opere di Candiano si ha la sensazione che la patina del tempo si sia stratificata sulle sue sculture, velandone la prorompente vitalità, donando loro un’atmosfera di preziosa antichità; la policromia morzata rende ancor più tangibile questa sensazione, regalando agli oggetti rappresentati una corposità rarefatta. Le sculture di Candiano sembrano avere subito l’azione dell’acqua marina e del soffio del vento, levigate in forme sempre diverse, dall’eleganza struggente, in cui qualche rara scabrosità rende ancor più piacevole l'andamento ondulante, senza ombre di forme e di idee. Un cesto colmo di frutta rigonfia di umori, un girasole al culmine dell’esuberante fioritura, ci consentono una visione tridimensionale del tempo; la frutta è colta nell’attimo nel quale la natura trionfa in forma, colore, e profumo; il girasole, nella sua invadente bellezza, rivela i segni di un imminente disfacimento, i semi abbandonano la gonfia corona che, in parte, si ripiega sul recente vuoto, quasi un abbandono dolente, una consapevolezza di morte. Candiano opera nelle sue sculture un sortilegio che non è solo fredda tecnica ma, evidentemente, la visione di oggetti, di figure umane che dal reale scaturiscono per poi cogliere di ogni cosa l’aspetto essenziale, ed è in quel momento che questo artista giunge al massimo dell’espressività: il tutto si sublima in sfuggenti profili, in forme primarie che, abbandonata la spiacevole scorza grumosa, si adagiano fluenti in dimensioni che, ne siamo certi, diverranno un tutt’uno con l’orizzonte. L'emozione che proviamo nell’osservare le sculture di questo artista non vibra solo di piacere visivo ma nasce da un qualcosa che si risveglia dentro di noi ogni volta che abbiamo la ventura di imbatterci in un artista che reca in sé il seme dell’originalità e, in esso, scorgiamo ciò che in futuro darà all’arte certezza e consensi in contrapposizione con la banalità e la presunzione sempre più dilagante in un mondo che cerca di banalizzare anche i sentimenti più puri.