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Giorgio Chiesi
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Osservando le opere di Giorgio Chiesi si viene subito coinvolti in una realtà scomoda e che, come tale, l’opulenta società consumistica dei nostri giorni, preferisce relegare in un angusto cantuccio della mente. I paesaggi urbani si soffermano su periferie spettrali ma non irreali, case fatiscenti all’ombra di cartelli pubblicitari patetici nella loro esplosione di colori, a brandelli, surrogato di un benessere che non tocca quei luoghi, anzi li deturpa ed offende. Poche macchie di colore danno vita a giovani uomini vagabondi, a ragazze in attesa di qualcosa o qualcuno che riempia la loro tragica solitudine. Quei giovani dall’andatura spavalda nascondono dietro i loro visi impenetrabili una dolorosa esistenza fatta di stenti, di espedienti e di sopraffazione. Le giovani donne sedute celano dietro i visi imbellettati la tragicità di una vita venduta e senza futuro. Quella di Chiesi è una pittura immediata, dove il culturale è intravisto e compreso ad una attenta analisi delle sue opere, qualcosa che a poco a poco penetra nella mente coinvolgendo l’osservatore e destando sentimenti sopiti da una vita piatta, dove la fantasia prevale sul reale perché la pazzia non prevalga sulla ragione. Che Chiesi abbia fatto una scelta è evidente, come è evidente lo spessore culturale ed artistico dei suoi dipinti, sorretti come sono da una grande espressività che affonda le radici in una preparazione non comune; una pittura non fine a se stessa ma che sorretta da basi tecniche non comuni dischiude a Chiesi un futuro certamente positivo perché fondato su una grande bravura pittorica e su idee chiare, senza tentennamenti, che pongono l’artista su di un gradino elevato e difficilmente scalfibile. La pittura di Chiesi non è scevra da influssi pittorici comuni ad altri artisti che, pur nella diversità espressiva, danno vita ad una realtà dolente e nel contempo liricamente commuovente che in Chiesi assurge a valori alti e incisivi, specchio veritiero di un mondo che muore tra bagliori accecanti dal colore violento, teso a sublimare una fine annunciata con enorme fragore.
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Giorgio Chiesi, alla ricerca di continue sperimentazioni, ha percorso itinerari svariati, alle volte, apparentemente contrastanti. Ma il simbolismo di questo artista ispirato esprime sempre un contenuto di denuncia, di vibrante protesta. Poche macchie di colore danno vita a giovani uomini vagabondi, a ragazze in attesa di qualcosa, di qualcuno che riempia la loro tragica solitudine. Oppure ad alberi frondosi a rispecchiare una natura “ritrovata”, mortificata e riscattata dal commovente ricordo di una realtà felice. O ancora, icone vagamente “pop” che ridefiniscono ogni cosa oltre le apparenze. Quella di Chiesi è una pittura immediata che, poco a poco, penetra nella mente coinvolgendo l’osservatore e destando sentimenti sopiti da una vita banale, fino a quando la fantasia sembra prevalere sul reale affinchè la pazzia non prevalga sulla ragione.