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Fabrizio Costanzo
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L’arte é fantasia e, principalmente, sogno; le opere di Costanzo sono intrise di onirico pur evidenziando un impianto pittorico ben definito. Il tratto sicuro esalta la composizione che, pur avvalendosi di una tavolozza non prodiga di cromatismi, sottolinea l’atmosfera magica di un mondo osservato attraverso il dipanarsi del tempo; la luna domina un paesaggio animato da creature la cui fragilità adombra una forza interiore che permette incredibili sortilegi. E’ sufficiente a dimostrarlo un’anatra in volo che trascina con una fune un’arrendevole luna? Pensiamo proprio di si! Intravediamo nelle opere di Costanzo un contenuto surreale che ancor più insinua nell’osservatore una inquietudine che supera la fragile barriera del definito per “perdersi” in un eden di insperata quiete, non mortale cristallizzazione, ma dinamico ed armonico mondo dove operare nell’amore altruistico.
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Quando il nero della notte “scolora” il rosso del tramonto, la natura, per un attimo, si cristallizza nell’attesa di un evento misterioso, un precario equilibrio fra le certezze della luce e l’incognita del buio. Buio che richiama alla mente paure ancestrali, quando la notte era fantasticamente popolata da entità malefiche pronte a carpire la vita di uomini schiacciati, incolpevolmente, dalla non conoscenza. Non è così per le ultime realizzazioni di Fabrizio Costanzo che, pur non abbandonando le passate espressioni artistiche, “immerge” i suoi paesaggi, i suoi alberi, i suoi borghi da fiaba, nell’oscurità di una notte fatata. Scevra da ansie e prodiga di promesse di incantato vivere. In questa atmosfera protettiva dove l’uomo veglia sereno, le case si ordinano in un vertiginoso equilibrio verticale o si rannicchiano al riparo di monti illuminati da una luce diffusa. Costanzo esalta le forme e rinuncia a colori clamorosi che finirebbero per volgarizzare una totalità visiva, concentrata su un insieme ben composto, immersa in un’atmosfera rarefatta, assorta, esente da “acuti” dissonanti. Complessi strutturali geometricamente coerenti, non scaturiti da teoremi astrusi ma da una fantasia feconda che fa rivivere piccoli agglomerati rurali a misura d’uomo dove, ancor oggi, si avvertono profumi diffusi per invisibili vicoli, quali messaggi di quiete in una notte che promette rifugio sicuro da incubi paurosi o da veglie immotivate. Le opere di Costanzo hanno impulso da un animo sereno, vinto da armonie fiabesche, metafisiche, che si espandono nella notte rischiarata dall’opalescente lucore di una luna ben augurante. Si è immersi, allora, in una serenità senza tempo, senza spazio, che si insinua nel profondo di una umanità non più pervasa da inumana violenza, sopraffatta invece, da una natura riposante che è sogno ad occhi aperti ma anche mistero della creazione.