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Pippo Foti


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Nell'osservare le opere di Pippo Foti, è immediata la sensazione di pressanti messaggi, rivolti ai propri simili; un invito “garbato” a ritrovare quei valori esistenziali che hanno costituito l'input al nascere di grandi civiltà che oggi, in un frainteso modernismo, hanno intrapreso un “viaggio” verso il buio più profondo che cela l'orrido baratro di una stolta autodistruzione. Gli acquerelli di Foti emanano un respiro vitale, un insieme armonico di paesaggi marini o montani, angoli sereni di semplici paesini o nature morte che emanano effluvi ormai obliati e ... tutto questo con tecnica raffinata, naturale emanazione di un animo sensibile al richiamo di un mondo che vede, a poco a poco, scomparire, inghiottito dalla colpevole indifferenza di una umanità soggiogata da un torpore mortale. I paesaggi marini profumano di salsedine, dell'aspro sentore della pece utilizzata con perizia per calafatare le barche che, adagiate sulla sabbia dorata, giacciono in attesa di una nuova avventura, di una pesca miracolosa a lenire l'atavica fame dei pescatori, umili guerrieri in continua tensione con un mare che accarezza e uccide, che incanta e terrorizza. Gli angoli più nascosti di paesini antichi e silenziosi, sono strappati da Foti da un “commuovente” presepe, il sole e il gelo hanno calcinato i muri di semplice e familiare “tufo” che, sgretolandosi si abbarbicano fiduciosi ad un pergolato rigoglioso, simbolo di vita imperitura quale sfida all'alito mortale che, sfiorando le antiche mura, porta con sé il presagio di una fine imminente. Le nature morte di Foti non risentono negativamente, anzi si giovano, di una perfezione tecnica che permette una rappresentazione aderente al reale, giovandosi di delicati cromatismi, di ritrovati umori vitali che consentono di rivitalizzare un immobilismo che è quiete serena e non parvenza di rigidità mortale. La frutta esplode di turgori solari a rappresentare la improba fatica dell'uomo che trae nutrimento da una terra, quale quella siciliana, che può essere prodiga o avara, gentile nelle distese dorate di grano maturo o matrigna come le lave nere messaggere di tragici lutti. La tecnica preferita da Foti, l'acquerello, non ammette errori, ripensamenti, ma consente di donare ai dipinti, una dolcezza cromatica che bene si addice a lenire il dolore di una natura “violentata” in un tragico esplodere di pulsioni di lucida follia.

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