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KODRA

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Ibrahim Kodra


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Parlare di Kodra, dopo averlo conosciuto, significa ripetere quello che lui dice di sé con la loquacità che gli è propria. Un artista che si racconta con semplicità, mista a concetti, curiosità e aneddoti che un artista delle sua levatura ben conosce e ha intensamente vissuto. Kodra è un artista elegante e coinvolgente che ha sempre praticato, con uguale amore, la pittura e l'impegno sociale e culturale. Parlando di sé l'artista dice: “La mia forma espressiva, fatta eccezione per le prime giovanili esperienze, affonda le radici nel Cubismo; la mia adesione a questo movimento risale al 1944, mancavano allora altri riferimenti che mi interessassero. Le mie creazioni hanno inoltre mantenuto nel tempo i legami con quei primi anni oltre che con la pittura di artisti da me amati come Guttuso, Cagli, Birolli, Cassinari e Morlotti. Poi man mano sviluppai un linguaggio che era sintesi di esperienze maturate in tanti anni di lavoro. Dal 1960 vi è nei miei dipinti una continuità di espressione, ma non dimentico mai il periodo bello della mia creatività, quando ebbe origine la mia scelta definitiva: allora davo vita a figure indefinite, materiche, per poi giungere all’espressione delle linee nette, decise e imperative. Molti mi chiedono se i colori vivaci e vari della mia tavolozza hanno origine dalla mia patria, l'Albania; ebbene il colore è qualcosa che ognuno porta in sé e quindi dalla propria terra ma, anche la Sicilia, è stata una grande ispiratrice: sono venuto molte volte in questa stupenda isola e ogni volta rimango colpito dai suoi colori, dalla sua natura rigogliosa, dai suoi monti, dal mare; sono convinto che la Sicilia una volta vista non può più essere dimenticata. Nelle mie opere io rappresento l’umanità, non l’uomo, cercando di imitare il più possibile la natura attraverso una mia personale interpretazione. Infatti solo in essa possiamo trovare la perfezione nell’uguaglianza, la diversità nella bellezza che si ripete. In natura la ripetitività non esiste ma la bellezza si specchia in altra bellezza, l’armonia del creato non teme la monotonia è, anzi, quasi un tentativo, peraltro riuscito, di continuare un processo creativo che non teme il tempo, evolvendosi e perfezionandosi nell’uguaglianza senza mai ripetersi raggiungendo, come ho già detto, la diversità nella bellezza che si ripete. A chi mi chiede se un artista, giunto ormai al culmine della sua esperienza e popolarità, è portato a ripetersi nelle sue realizzazioni, rispondo che nell’arte non esiste la ripetitività, due soggetti possono essere simili, mai eguali e, quindi, la bellezza del primo non può offuscare quella del secondo. Se mi viene offerto un garofano e subito dopo me ne viene offerto un altro, non rimango deluso perché il secondo, in apparenza, è uguale al primo, ma cerco in entrambi la bellezza nella perfezione: il secondo allora diventa forse più bello del primo, eppure in apparenza sono identici…”. Chiediamo al Maestro: “Per arrivare ad un linguaggio pittorico personale cosa serve? La risposta di Kodra è immediata: “Non esiste l’arte se non esiste la fusione della tecnica, del metodo e della tipologia”. Questa risposta che non ammette repliche è un messaggio e un consiglio insieme: forse i vecchi e i nuovi pittori lo capiranno. Ce lo auguriamo.


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Osservando le opere di Ibrahim Kodra si avverte una grande ansia di contatto con una natura rigenerata, ricondotta a spazi ampi e luminosi, dai colori puri tratti da una tavolozza ingentilita dal desiderio di rinnovata speranza; eppure Kodra dimostra, di non amare le facili soluzioni, frutto più di accademiche sollecitazioni che di un reale sentire il bisogno di rinnovamento, di ricerca, ma anche di scontro. La pittura di Kodra ci colpisce per prorompente vitalità, per evidente sfida versoi ogni compromesso. I colori fluiscono sulla tela con esaltante fragore: ogni composizione risuona di antiche nenie, di onde spumose, di vento di tuono, di battito d’ali e, su tutto, una luce “totale” che non ammette ombre, denuda impietosamente uomini e cose, un giuoco crudele che coinvolge in prima persona l’artista prigioniero del sortilegio che ha saputo realizzare, ma del quale non conosce compiutamente la formula; come farlo cessare? L’esaltazione espressiva è incessante, la tensione è spasmodica, la frattura sembra inevitabilmente imminente ma, intanto, le opere, le tante opere, sono davanti a noi quasi a sfida della nostra pessimistica incredulità. Ne scaturisce una visione solare che esalta le doti tecniche dell’artista, privato, per sua scelta, di risorse “di mestiere”: ciò che in quelle opere è bello lo è senza tentennamenti. Questo artista si può amare o odiare, ogni compromesso non avrebbe senso; perché appigliarsi a funambolismi dialettici o argomentazioni accademiche quando è lo stesso Kodra che le rifiuta? E’ la sua pittura che chiede conferma o disapprovazione. Per conto nostro non possiamo che esprimere ammirazione e consenso, certi di trovarci di fronte ad un artista che, in qualsiasi modo, esprime sempre una liricità coinvolgente e commovente, un filo fragile ma resistente ad ogni tentazione di facili e piacevoli soluzioni, forse gradite ad un certo pubblico, ma lontane, molto lontane, da chi all’arte ha dedicato la sua intera esistenza e ad essa è disposto a donare tutto se stesso, anche a costo di delusioni o cocenti disillusioni.

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