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Lorenzo La Mantia
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Potremmo osservare le opere di Lorenzo La Mantia e limitarci a considerazioni formali, stilistiche o coloristiche; ne saremmo certo appagati e certo non incorreremmo in errore. Ma oltrepassando la “corteccia” delle interpretazioni superficiali che spesso, banalizzano la “fatica” dell’artista, ecco sorgere i primi dubbi, incertezze; è possibile che quel caleidoscopio cromatico sia solo ostentazione pittorica ovvero fine a stesso? Assolutamente no! E' lì, infatti, che risiede la vera ragione del “fare arte” del giovane artista palermitano.un’opera pittorica esclusivamente dal punto di vista formale significa privarla dell’anima, renderla un oggetto cromaticamente elegante ma silenzioso come un mondo incompleto, non armonico, privo di “luce” e, principalmente, di quei messaggi che costituiscono il motore e la spinta della realizzazione artistica; l’attrazione visiva, sappiamo, è importante, ma ancor più il messaggio che in un “transfert generoso” l’artista affida alla sua opera per donarlo al prossimo: una missione destinata a svellere le catene che imprigionano l’uomo costringendolo alla non conoscenza, alla violenza ed alla schiavitù corporale e, tragicamente, mentale.questi e altri motivi il lavoro di Lorenzo va osservato e compreso sia nel segno cromatico che in quello concettuale ed intimistico, spirituale e l’una cosa non può essere disgiunta dall’altra. Nel sentire più segreto dell’artista si estrinseca una energia che trova compimento non in filosofiche esternazioni verbali ma sulla tela, dove il colore esprime pienamente fatiche, idee e stati d'animo. Scorgendo l'attuale produzione dell'artista non dobbiamo tuttavia perdere di vista quella precedente, non lontana nel tempo ma certo maggiormente influenzata da modelli di chiara ispirazione figurativa, seppure già allora era evidente la ricerca di soluzioni capaci di sommuovere intime vibrazioni, travalicando l'aspetto formale per estrinsecare quel qualcosa di misterioso che alberga nella mente; una dimensione onirica che una volta emersa ed avvertita diviene stimolo pressante, sconvolgente, desiderio febbrile, per l'artista, di dare corpo alla pittura. Il colore, allora, è la voce di quella sensazione misteriosa, sublime, eppure scaturita da un intimo tormento. I rossi vividi si potrebbero considerare delle violente eruzioni laviche e, dal punto di vista visivo, lo sono, ma esprimono anche il “color rosso” di un sentimento che per placarsi necessita, a priori, una estrinsecazione di violenza distruttiva. Gli azzurri, i blu ed i violetti, insieme alle striature di giallo sulfureo, traducono uno stato di quiete apparente, coltivando una tensione pronta a sprigionare la foga di una “forza” repressa: metafora del senso reale della vita, che da una energia mostruosa è scaturita e che alberga inevitabilmente nell’anima di un’artista sensibile come Lorenzo La Mantia. Inutile tracciare un cammino stilistico del sentire artistico di La Mantia: commetteremmo un errore imperdonabile etichettando opere scaturite, nell'insieme, da una ispirazione guidata dall'inconscio. Non possiamo in nessun modo penetrare nei meandri sublimi della mente di un'artista, se così fosse non saremmo umani, possiamo però scorgere, non tanto nelle forme, quanto nelle cromie, il desiderio febbrile di Lorenzo di proseguire in un cammino iniziato nella certezza e adesso condotto con estremo coraggio verso mondi sconosciuti che possono riservare gioia infinita o dolore straziante. Forse la meta intravista, ma non prevista, da questo giovane artista, diverrà un ulteriore strumento di tortura per l'anima o stimolo indispensabile per raggiungere vette sublimi, per spalancare i luoghi della conoscenza e della sapienza, della vita o della morte, per rifiutare coscientemente quell'immobilismo che è la negazione della ragione.'energia irradiante che emana dalle opere di La Mantia, non scimmiotta l'esplodere di un nuovo mondo al suo nascere: guarda, con occhio sereno, sia l’espandersi di un chiarore vivificante che le tenebre paurose di un buco nero, posto a simbolo di una morte misteriosa o di una rinascita in un'altra dimensione; il mistero non può essere svelato, bisogna “convivere” con lui in attesa di raggiungere dimensioni spirituali talmente alte da divenire noi stessi "mistero". Possiamo pertanto affermare che questo artista percorre con consapevolezza le vie tortuose del “fare arte”. Sa che l'esperienza cromatica, l'audacia linguistica, la forza del segno sono indispensabili a dare forma ad una idea “alta” e che è appunto l’“idea” a dare spessore e senso alla pittura. La quale deve sussurrare e “gridare”, urlare le sue “ragioni” per farle udire e comprendere ad una umanità sempre più sorda, sempre più restia a fare vibrare le “corde” della sensibilità, a “percuotere” la membrana dell'anima. La piacevolezza estetica, del resto, se non portatrice di valori assoluti, è paragonabile ad un tamburo, incredibilmente udibile, ma solo se percosso.