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MENEGHETTI

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Renato Meneghetti


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Renato Meneghetti dà forma, con le sue opere, ad un’atmosfera di pregnante cultura non disgiunta da esaltanti doti artistiche “ispirate” da un mondo pervaso dal mistero di un segreto rivelato solo ad una ristretta classe eletta. Per Renato Meneghetti il corpo umano è un piccolo-grande cosmo da esplorare al di là dell’illusorio aspetto esteriore; ed è allora, penetrati i tessuti, resi trasparenti i muscoli, che vede un mondo fantastico, scandagliato da millenni, studiato con il puntiglio di eruditi chirurghi, eppure, ancora misterioso nella sua perfezione e nella sua tragica fragilità. La sua tecnica si avvale di lastre radiografiche che, attraverso un processo, che Meneghetti conserva gelosamente nel suo segreto alchemico, trasferisce le immagini su tele emulsionate. Sceglie i particolari scheletrici che ritiene figurativamente ed artisticamente più significanti ed ecco allora che una mandibola diviene un paesaggio marino, sognato, dai colori opalescenti, come intravisti in profondità oceaniche abissali; o verdi come paesaggi montani che si sporgono su laghi cristallini e rispecchianti, specchi capovolti, il cielo limpido di primavera, carico d’azzurri. Il colore interviene nelle opere di Meneghetti a dare valenza artistica ad immagini altrimenti anonime: ecco allora che il colore si addensa come in un tramonto mediterraneo, a colmare anfratti, a “disegnare” alberi e siepi. Delle fosse nasali, delle orbite vuote, quasi per incanto, tornano ad una vita primigenia, allo scoccare di una scintilla che ha dato impulso vitale alla materia inerte, cupa progenitrice di una forza irradiante dal nucleare espandersi. Una spina dorsale si illumina di ocra desertico, mentre il rosso vinaccia delinea asperità rigogliose di una felce primordiale vista nel sole spietato di un meriggio di agosto, in un giorno qualsiasi, in un luogo qualsiasi di una terra feconda. Le anse intestinali si dipanano in un percorso tortuoso di un labirinto che non genera ansietà, ma curiosa ricerca di una misteriosa meta che, certamente - è il colore che lo permette -, ci riserverà gioia, felicità di una vita ritrovata dopo un lungo vagare nei meandri di un torpore soporifero, foriero di morte. Le ossa minute della mano prolungano quelle slanciate del braccio, ulna e radio, nell’elegante imporsi di forme scultoree che il colore bruno ricopre quale patina preziosa di un’antichità nobilitata dal trascorrere infinito del tempo. Tutto, in Meneghetti, è realtà, una realtà diversa immersa in un’atmosfera fantastica, impregnata dal disvelamento di una capacità artistica stupefacente, per originalità e per tecnica, culturalmente irreprensibile. Se l’antro oscuro di uno stomaco incute terrore, nulla di grave: in Meneghetti tutto risuona di trepida speranza, una languida promessa che ha origine da un mondo a noi sconosciuto e che ora, nuovamente immaginato, interpretato attraverso la fantasia, trasforma questo artista in un sognatore, in un esploratore dell’impossibile. Renato Meneghetti sa vedere al di là del visibile mostrandoci una realtà impietosa intravista tramite un artificio pittorico di grande interesse. Meneghetti, artista coraggioso, non si è ritratto dal terrore che lo attendeva nel suo viaggio artistico, riuscendo a conferire bellezza ed armonia ad un mistero senza tempo, ridando vita, col colore, all’inanimato, e dando speranza, infine, laddove prima v’era solo tristezza e dolore.

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