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Alessandro Vittorio Monti
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Sembrerebbe che l'espressione artistica di Alessandro Vittorio Monti affondi il suo pensiero indagatore in un passato lontano milioni di anni, quando l’universo si popolava di mondi, non più scomposti in un primordiale caos. La terra palpitava di esplosioni vulcaniche, ed ecco il rosso; la lava scorreva su crinali deserti e nel rapprendersi, ecco il nero; l’atmosfera era solcata da lampi tempestosi: ed ecco il viola, il blu, il giallo … Se tutto era foriero di morte, i colori annunciavano il comparire della vita. Da quel lontano e pauroso “inizio” sono trascorsi milioni di stagioni, di epoche che, ognuna per suo conto, ha caratterizzato la vita dell’uomo; e questo essere straordinario, forse raccogliendo un richiamo divino, ha rappresentato il mondo che lo circondava: dapprima tutto ciò che era fonte di cibo … poi le divinità, la spiritualità avvertita nel sole, nella luna, nel vento e nella pioggia; passarono altre migliaia di anni e agli artisti fu chiesto di raffigurare l’uomo simile al Creatore della vita; le Sacre scritture, non recitano forse: “a Sua immagine e somiglianza?” Ma il caos era sempre lì, in agguato, insito nella stessa natura del mondo e dell’uomo. Solo l'arte, forse, ha trasformato il caos in coerenza: non un paradosso ma un armonico dipanarsi di colori non più prigionieri di astruse teorizzazioni: e, parlando dei nostri giorni, la pittura “informale” ce lo dimostra. Alessandro Vittorio Monti è uno straordinario interprete di questo stile e si sottraeva ad ogni “schiavizzazione” della rappresentazione. Monti ha visto il tangibile, l'ovvio che qualsiasi mente può interpretare e con estremo coraggio ha sintetizzato la natura, tutto ciò che lo circonda: ne ha fatto “campiture” vivide di luce o smorzate da un tragico grigiore in cui è raccontata la vita del mondo. Le gioie, i dolori, le ingiustizie e gli amori; l’amore che crea vita, pura armonia racchiusa in due corpi, virile e muliebre, che avvince in un abbraccio che sublima la bellezza, esorcizzando la morte. Alessandro Vittorio Monti vive il colore affidandogli il suo sentire, interpretando un mondo in perenne divenire. Non gli occorre chiudere nello spazio limitato del supporto chissà quali concetti: affida il suo “grido” possente ad un mondo infinitamente lontano che, dal caos , ha tratto la coerenza, in definitiva la ragione di ogni sentimento.