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L’impronta sulla sabbia sfuma lentamente al rifluire dell’onda spumosa. E' un flessuoso corpo femminile in languido abbandono, è un dolce paesaggio toscano, ora; è una fanciulla pensosa, poi un fondo marino cangiante ed ingannevole. Sul filo della memoria di una obliata giovinezza, guardiamo i quadri di Monti che ci riconducono a memorie remote quando, seduti sulla riva del mare, amavamo perderci in visioni fantastiche, linfa e frutto di una età che non conosce l’impossibile. Oggi, davanti alle realizzazioni di Alessandro Monti, riviviamo quei momenti in una esaltazione che va al di là della semplice sensazione visiva. Queste opere nascono da una tecnica del tutto personale; dice l’artista: “Al contrario dell’affresco, dove il colore penetra nell’intonaco, nei miei quadri il colore ritorna in superficie, dando vita a forme che io interpreto senza forzare ciò che spontaneamente si è formato.” A conferma di quanto affermato da Monti, ecco apparire volti di fanciulle dal sorriso appena accennato che rispecchia un futuro di infinita dolcezza; corpi distesi in un abbandono di sensualità latente; paesaggi immersi in una luce a volte azzurrina, a volte di verde marino, ... ed il cielo e l’acqua a dare vibrazioni di vita a ciò che, solo apparentemente, è immoto. Siamo dinanzi ad una pittura pervasa da una poesia sublime, da un canto sommesso di melodie remote: tutto è sospeso tra realtà e sogno in un giuoco coinvolgente, piacevolmente avvertito dall’osservatore che sosta davanti alle varie opere, anche lui prigioniero del sortilegio che scaturisce da questi quadri dipinti da un “umanissimo” Monti, ma che l’arte interpretata come emanazione dell'anima rende universale. Così, ancora una volta, forma e contenuto, abbacinati dal colore ed esaltati dallo spirito, divengono il veicolo indispensabile per una comprensione felice.
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Nell'accingermi ad esprimere un giudizio sulle recenti opere di Alessandro Monti, cercherò di evitare di lasciarmi coinvolgere dall'atmosfera pervasa di poesia che l'artista ha, con delicato animo, immaginato per esse; il motivo è semplice: quei pensieri di commuovente liricità scaturiscono da un intimo orgasmo che invade l'autore nel breve-lungo lasso di tempo indispensabile all'esecuzione e, quindi, cristallizzato in un attimo ben preciso; una sensazione immediata che, con il tempo, si affievolisce, sfuma in un ricordo felice non più attuale, destinato ad un dolce oblio, riposto in un impalpabile scrigno destinato a contenere la “memoria” di ogni pulsione di amore febbrile, spirituale, immaginato in soccorso ad un attimo di dolorosa solitudine. Le immagini si confondono in un turbinio di intime sensazioni che percuotono l'anima e la “marchiano” indelebilmente: ma è quello che veramente avverte l'osservatore? Forse, ma è anche probabile che chi guarda queste opere avverta sentimenti assolutamente diversi, personali, scaturiti da opere informali che Alessandro Monti ha tratto da un passato reale ma che ora sono offerte liberamente all'interpretazione di chi è chiamato ad osservare un fenomeno cerebralmente dissolutivo di forme definite, prigioniere di linee eleganti, espressive. Forme di una bellezza incontestabile che celebra ed esaltata un passato bucolico ispirato da quiete interiore, una quiete capace di cogliere il bello dalla rappresentazione di un albero fronzuto, di un rio azzurro, o di un mare spumoso, solcato dalle lingue di fuoco del tramonto. Lasciamo il compito di sognare all'artista, ne ha tutto il diritto, ma il critico (e l’osservatore in genere) non dovrà, in nessun modo, soggiacere al volere dell'artista; il compito del riguardante è quello di osservare le varie opere e giudicarle ponderatamente, se è il caso, anche contestando interpretazioni senza dubbio d'effetto, ma vuote di contenuti e di sentimenti. In Alessandro Monti, tutto ciò non accade: il suo pensiero coincide con il nostro e ne siamo felici; non servono testi letterariamente eruditi per trovare l'anima di queste opere. Come già detto, condivido le sensazioni di Monti, ma non per questo intendo deviare il mio giudizio facendolo condizionare da coincidenze di pensiero certamente frutto di un grande amore per ciò che è scaturito dall'interpretazione di fatti o misfatti della vita di ogni giorno, dalla sensibilità di un artista che osserva l'invisibile e ad esso si ispira non solo figurativamente, ma anche filosoficamente, così sfuggendo dalla realtà e immergendosi rigenerato in un riappacificante sogno. Ecco, allora, emergere delle considerazioni del tutto personali, condivisibili, criticabili, in ogni caso solo mie, esenti da facili influenze cromatiche o stilistiche, il più possibile immuni da prose d'effetto, eleganti nella forma, ma vacue e forvianti. Osserviamo e riflettiamo: rammentiamo le passate espressioni artistiche di Monti che appaiono tanto diverse dalle attuali; a ripensarle non è così: le figure sfumate, irrangiungibili di un tempo, oggi si offrono in un'astrazione ponderata, frutto di un'evoluzione del pensiero espressivo, alla ricerca di un'essenzialità che è purezza, è sublimazione di materialità, libera espressione di un pensiero generalizzato legato a forme ed a colori che imprigionano impietosamente l'umanità, privandola di ogni rivivificante fantasia. Le “screpolature” di un tempo, che lasciavano intravedere frammenti di visi muliebri immersi in pensieri “intrisi” di speranza per un futuro amoroso, ricco di gioie semplici e di languidi amplessi, scevri da violenza e da volgarità, o “imbronciati” per una delusione infantile, ma non per questo meno dolorosa, oggi sono diventati gli “squarci” raggrumati nella compattezza dei pigmenti. Pigmenti che emergono tra la fine rena, in rilievi che stilizzano forme eleganti che si sottraggono alla capziosità del supporto, colori incisivi a sottolineare un'idea maturata in anni ed anni di elaborazioni pittoriche e mentali, una ricerca spasmodica tutta tesa al raggiungimento di dare consistenza a delle idee prima sfuggenti, adesso affermative nell'affrontare il concetto della trasformazione come scintilla vitale; ciò che è cristallizzato in effimere certezze non vive e, quindi, non può suggerire interrogativi, stimolare riflesioni. Pertanto l’idea della trasformazione non può che essere l’imperativo irrinunciabile di Alessandro Monti: del resto un vero artista dipinge principalmente per creare, vivere e progredire.