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I colori di Ennio Morlotti invadono la tela a larghe macchie, componendo paesaggi luminosi la cui cromaticità non è confinata da spazi geometricamente definiti; ogni soggetto appare comunque sempre comprensibile, chiaramente svelato nelle varie componenti; i laghi, il cielo o il verde dei prati e degli alberi della terra lombarda cara a Morlotti, si suddividono in corposi sovrapposizioni di cromie e, alla fine, l’osservatore è pervaso dalla piacevole sensazione di vivere con l’artista il mistero di una scoperta, tela per tela, soggetto per soggetto, sino alla comprensione di un mondo che si è voluto effimero pur nella concretezza di concetti che dalla fantasia hanno attinto l’ispirazione, divenendo corposità positiva nell’osservazione amorosa del reale, pur se specchiato nell’anima sensibile dell’artista. I nudi di Morlotti sono anch’essi paesaggio, non fulcro centralizzante delle sensazioni: non sono solo emozioni dovute al trepido scoprire un armonico comporsi e dissolversi di visioni conturbanti, sensualmente vibranti, ma componenti di un insieme compatibile con la natura ed i suoi vari elementi, materiali e spirituali. Le opere di Morlotti, sembrano abbracciarci, avvilupparci in un caldo bozzolo di serena bellezza. Poche volte capita, davanti ai quadri di un artista, di provare le stesse sensazioni che suscitano queste opere; al di là del godimento visivo subitaneo, subentra uno strano fenomeno, prolungato nel tempo, eppure immediato nelle sensazioni di una realtà trasformata in sogno. E' per questo che guardandoli, questi dipinti a poco a poco cominciano come a dissolversi, staccandosi dal loro supporto, per ricomporsi dentro di noi. Allora i nostri occhi, diaframmi fotografici, assorbono i colori rapidamente: la tela ritorna candida, poiché il dipinto fa ormai parte di noi, ci appartiene, dandoci per una volta il senso della loro totale splendida bellezza.
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L’immedesimazione con le opere di Ennio Morlotti è immediata; l’attenzione è subito catturata da un genere di pittura che, non rifacendosi a canoni estetici tradizionali, ha il merito di donare qualcosa di inestimabilmente nuovo, nulla di “già visto”, espresso con eleganza quasi informale ma in cui la coinvolgente poeticità delle composizioni è pervasa dalle armonie dalla struggente atmosfera del paesaggio lombardo, che questo artista ha amato e cantato “figurativamente”. Sono evidenti, nei dipinti di questo “colto” artista, i sussulti mnemonici di una realtà che è “intrisa” del dolce richiamo di una evidenza desiderata eppure obliata in un divenire temporale che ha attenuato la poesia di una natura fatata. Questa visione diviene ancor più tangibile man mano che le varie opere scorrono “impressionando” il nostro campo retinico: non più uno sguardo superficiale alla ricerca di sensazioni subitanee ma attenta analisi delle varie composizioni; il colore “corposo” che si sovrappone in piani di variati cromatismi serve a rivelare la capacità realizzativa di un ispirato Morlotti. Un artista che, affidandosi alla tecnica, superava ogni difficoltà nella trasfigurazione fantastica del reale, creando opere complete, godibili, criticabili, ma sempre totalmente leggibili, pur nella cerebralità espressiva, capace di stimolare interrogativi d’interpretazione. Morlotti, non è una nostra scoperta, traeva la sua forza pittorica dal grumoso espandersi del colore, quasi a violentare una natura pervasa di tragedia, stimolo a risorgere nella sua esuberanza primigenia, in una ritrovata armonia che il pittore “sentiva” prepotentemente e trasferiva nei suoi alberi, nei suoi cieli, nei suoi laghi nei suoi prati infiniti. I più rari nudi di Morlotti, sono, in qualche modo, anch’essi dei paesaggi: il dissolversi dei corpi conturbanti, sensualmente vibranti, li rende assolutamente compatibili con la natura, integrando in essa i vari elementi, sia quelli materiali che spirituali. Per Morlotti era scontato servirsi del suo “sentire espressivo” per diffondere, con forza, messaggi accorati ad un mondo di acciaio e di vetro, paurosamente gelido; per un artista, del resto, è naturale “parlare” dipingendo: dal mondo fatato della pittura trae stimolo per esprimersi, trasferendo sulla superficie di un anonimo supporto i suoi sentimenti, le sue emozioni che, prendendo corpo, costituiscono un insieme eterogeneo di pulsioni tese a coinvolgere l’osservatore in una spirale di sensazioni che costringono alla riflessione, ancor prima dell’appagamento estetico. Appagamento importante, senza dubbio, ma fuggevole e presto obliato se non sorretto da un intimismo ispirato. La padronanza tecnica, unita ad una introspezione estremamente critica e la sapienza del colore, gli ha concesso di esprimersi a livelli percepibili da un “culturalmente” vasto pubblico, non banalizzazione quindi, ma comprensione e appagamento del senso estetico che, al fine, conduce l’osservatore a riflessioni compiaciute, di pieno consenso. Nelle realizzazioni di Morlotti i colori si stratificano sulla tela con ritmo incalzante, fluenti, pur se volutamente stridenti, componendo un assieme equilibrato dalle proporzioni eleganti e liricamente coinvolgenti, privo di pause o estenuanti ripensamenti, alla ricerca della bellezza, di una armonia che, quasi musicalmente, si espande in sensazioni di commovente identificazione con la natura, con la sua misteriosa grandezza, incommensurabile ed irraggiungibile da un uomo puerile e patetico nella sua tragica fragilità corporea, mentale e spirituale. Le realizzazioni di Morlotti, stilisticamente originali, riescono a donare senso di pace, di tranquillità, uno stato totale di abbandono che, tra realtà e sogno, conduce il fruitore delle sue opere a visioni di ritrovata fanciullezza. Morlotti regala, attraverso le sue opere, pur nell’ermetico modo espressivo, delle visioni fantastiche che la sua mente serena, sgombra da influssi negativi, ha colto nella sua interezza e che, all’osservatore profano, sfuggono per incolpevole dimestichezza con quei colori, quei profumi, e quelle armonie che la consuetudine millenaria ha privato di ogni magia. Ennio Morlotti scuote vigorosamente da questo sonno malefico le nostre menti, rigenerandole, riportandole alla primigenia innocenza e … adesso, anche noi godiamo di quelle visioni, di quei colori, di quelle fragranze obliate, ma mai completamente fagocitate dal cantuccio più segreto nel quale riponiamo tutto ciò che di più bello ci ha donato il vivere in una terra incantata che questo artista ci ripropone con i suoi dipinti, nel ricordo struggente della sua indimenticabile presenza artistico-emotiva, quando era ancora fra noi e … per sempre.