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Normalmente quando si classifica la pittura di un'artista come “naif”, si è portati, erroneamente, a considerare questa espressione pittorica come emanazione di una mente protesa alla rappresentazione sognata della realtà, come una fiaba dipinta, visioni bucoliche, in poche parole una pittura semplice che si esprime come può fare una autodidatta privo dei principi fondamentali del disegno, delle proporzioni e del colore. Per quanto possa esserci del vero, tutto ciò non è da interpretarsi in senso negativo: il pittore “naif” non trascura le leggi fondamentali dell'arte pittorica, né le ignora; il suo sentire l'arte, l'immaginare un oggetto, un paesaggio o un animale, viene concepito dalla sua mente e dalla sua sensibilità interiore con forme e colori che lo collocano in un mondo intermedio tra realtà ed onirico. Il sogno si colora e “il vero” assume una semplicità ed una gradevolezza sconosciuta al mondo reale, quasi sempre algido, incolore e privo di qualsiasi messaggio dettato da sentimenti puri. Altro atteggiamento poco opportuno e quello di esprimersi con lodi sperticate nell'osservare le realizzazioni pittoriche di un “naif”, quasi a voler sottolineare l'incredulità che una persona priva di ogni elemento di storia dell'arte, possa esprimersi con tanta espressività coinvolgente. Nulla di più errato: non è “il naif” che fa qualcosa di eccezionale, ma è l'osservatore poco esperto delle varie espressioni artistiche ad eleggersi a giudice di qualcosa che lui per primo non può comprendere: ogni commento, ogni apprezzamento, ogni considerazione non sono sorrette da un sentire intimo che da solo può condurre alla comprensione ed al coinvolgimento di sentimenti distanti milioni di anni e che molto probabilmente la loro natura, generosa per altre capacità, non ha contemplato nel “bagaglio” sentimentale di chiunque esprima i propri sentimenti con la pittura, la scultura, la musica od ogni altra manifestazione che scaturisce, non dal freddo ragionamento, ma da trepida emozione. E' certamente una piacevole sorpresa entrare in contatto con delle realizzazioni pittoriche soffuse d'un realismo disarmante, per di più in un luogo certamente non preposto ad una esposizione di dipinti, anche se l'argomento si attaglia perfettamente alla merce venduta in una macelleria. Chissà quante volte quegli stessi dipinti si erano trovati sotto il mio sguardo, forse distratto, quando all'improvviso in un momento di attesa, mi sono soffermato su una serie di quadri i cui soggetti erano perlopiù animali. Mucche al pascolo, capre dal lungo pelo invernale, conigli di vario colore e, poi, galli Cedroni e tacchini dalla coda aperta a ventaglio in segno di comando, il realismo delle galline che becchettano il granone sull'aia ... tutte queste figure attraggono, mi hanno attratto, ma non tanto per il loro realismo, quasi mi trovassi a giudicare rappresentazioni fotografiche, ma per l'atmosfera pervasa d'una spontaneità assolutamente estranea a qualsiasi artista di formazione classica. I dipinti di Nino Ciaccio si sviluppano nascendo da una ispirazione che non ha condizionamenti stilistici o scolastici, scaturiscono con estrema evidenza da una armonia interiore che non può ubbidire a canoni prestabiliti perché l'artista dipinge con l'anima e non cerca il consenso dei critici: l'autore vive in una dimensione del tutto personale dove forme, colori e atmosfere, sono frutto di una innata spontaneità. Nulla nei dipinti di Ciaccio è artificioso, perché se così non fosse verrebbero evidenziate tutte le ingenuità caratteristiche di un autodidatta; e a rendere colpevolmente banale questo movimento artistico sono stati proprio coloro i quali hanno immesso sul mercato, allora particolarmente ricettivo, una quantità enorme di pseudo “naif” mettendo a nudo in modo impietoso la volgarità del falso, dell'artificioso, di un fenomeno creato artificialmente al solo scopo del facile guadagno. Le opere di Nino Ciaccio hanno conservato la spontaneità e la semplicità di uno sguardo puro, non contaminato dal desiderio di assurgere ad alte vette di notorietà basate sulla menzogna, castelli di sabbia che sono franati sotto la loro stessa fragilità dei contenuti. Non tutti possono esprimere le loro idee con una la genialità di un Ligabue, ma non per questo i loro dipinti sono meno incisivi ed espressivi di un mondo, di una natura vista con gli occhi dell'anima, ricordi lontani di una felicità giovanile ormai sopita nei tanti anni trascorsi e dei tanti avvenimenti che hanno costellato i quasi novant'anni di Nino Ciaccio, che comunque non sono riusciti a scalfire la genuinità di una visione del tutto personale di una natura che, molto probabilmente, presto rimarrà solo nelle immagini commoventi di un pittore con l'animo di un bambino.

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