Vai ai contenuti

Menu principale:


PERRICONE

Gli artisti

testi
__________

www.claudioalessandri.com
____________________________________________

Antonino G. Perricone


_________
home
_________
biografia
_________
artisti e testi
_________
bibliografia
_________
link
_________
contatti



I quadri di Antonino G. Perricone hanno stimolano parecchi interrogativi, costringendoci ad un esercizio mentale spossante eppure piacevole, nella certezza di poter giungere a soluzioni la cui chiave ci è fornita dallo stesso artista, lui per primo impegnato, dipingendo, a cogliere i segreti di una esistenza stimolante, sia in positivo che in negativo. Nei quadri di Perricone l’universo del piccolo-grande mondo della tela si riempe di multicolori comete che si sovrappongono sedimentando le loro scie luminose in un moltiplicarsi dal continuo crescendo: è un’armonia possente di forme e di colori cristallizzati nell’attimo della massima esaltazione artistica di Perricone che tende all’infinito di un’ansia febbrile di realizzare l’impossibile; eppure su quei quadri per necessità statici, si avvera davanti all’occhio esterrefatto dell’osservatore, un evento ritenuto impossibile per normale raziocinio: la staticità si muta in moto perpetuo, in scoperte infinite di forme, di colore e di contenuto. Possiamo definire informale la pittura di Perricone? È una domanda che nasce spontanea osservandola dal punto di vista tendenziale, ma è anche estremamente riduttivo; sarebbe opportuno sorvolare sulle caratteristiche legate alle tendenze per analizzare il mondo interiore di questo pittore che consegna il suo più segreto sentire, con infinito candore, a tutti coloro che vogliono e possono lasciarsi coinvolgere in questa spirale di sensazioni che sono aperta denuncia a questo mondo di pietra e di zolfo, di vetro e di acciaio, che sembra tragicamente diventato il nostro mondo. Si può definire la pittura di Perricone una provocazione? A noi pare, fuori dalla milizia che indubbiamente Perricone non vuole e soprattutto non ostenta, una conseguente logica di un coinvolgimento cerebrale ed emotivo nel parossistico esistere, non vivere, di una umanità volta, per innaturale tendenza, all’olocausto. La pittura di Perricone non aggredisce, non conturba, non sconvolge: la sua poesia sottintesa ci raggiunge a poco a poco, vorremmo dire, senza paura di cadere nella banalità e, alla fine, ci incanta.


________________________________

Come sempre, le opere di Antonino G. Perricone, ci attraggono, focalizzando la nostra attenzione e coinvolgendoci per le soluzioni pittoriche che travalicano l’apparentemente semplice concetto di “arte” nella sua intrinseca accezione. La nostra mente, al cospetto dei dipinti di Perricone, elabora febbrilmente teorie, concetti, significati, sino al nascere di una improvvisa sensazione che ci suggerisce una altrettanto improvvisa visione. Nell’oscurità della notte scocca improvviso un lampo che sembra espandersi, in rami contorti, sull’intera volta del cielo sconvolto da nubi minacciose, opalescenti ectoplasmi: per pochi secondi illumina fantasmi di case, di alberi, di uomini che ritraggono il capo fra le spalle, in attesa del rombante tuono; in quel momento, quel mondo, torna ai primigeni terrori, a un’ancestrale paura che non risparmia il “disincantato” uomo di fine millennio. Le opere pittoriche di Perricone nascono da un punto focale e, da questo, ha origine una elaborazione di forme e di colori che, coerentemente, si diffondono sul supporto, come lamine taglienti di luce che segnano un percorso ponderato, pensato e vivificato dall’artista in una sfida cerebrale con l’osservatore, mai vinto da una ricerca febbrile di concetti, verità, illusioni, che porteranno inevitabilmente o ad una intima comprensione o ad un godimento estetico che è esso stesso risposta ed appagamento ad una trepida attesa. L’informale elegante e colto delle opere di Perricone riporta l’ordine dove, prima, imperava il caos di un sommovimento magmatico. Ogni colore, ogni forma, scaturisce da una mente serena che contrasta con il tumultuare dei sentimenti di un artista che cerca nella sua stessa arte la ragione della propria esistenza e lo sbocciare di nuove vite, cristallizzate in un limbo che genera attesa, tristezza e dolore per ciò che si è agognato e che un mistero crudele nega all’approssimarsi della luce. I vortici variamente pigmentati di Perricone non sono quindi sterili funambolismi accademici, ma un sofferto osservare un mondo in perenne sconvolgimento, una esaltazione che turba ed intristisce ogni animo agognante serenità ed armonia. L’artista, turbato e ferito, cerca disperatamente, con il suo carisma, di riportare quiete dove alberga solo cacofonia, violenza inumana, desiderio incomprensibile di autodistruzione. Ed ecco propagarsi un pensiero poetico, un risuonare di immagini accattivanti ma non banali, non legate ad espressioni di un classicismo “nobile” e mortificato da “ritorni” scolasticamente ripetitivi; Perricone percorre sentieri autonomi, privi di assonanze o richiami: il suo è un mondo espressivo originale e non potrebbe essere altrimenti. Perricone affronta tematiche universali interpretandole attraverso un intimo sentire, nobile espressione di un animo commosso, ferito ed esaltato, mai domo, alla ricerca di un altruismo che non alberga più in un mondo di ferro e di fuoco, parabola drammaticamente discendente verso “orridi” senza ritorno. Conosciamo da tempo il mondo espressivo di Perricone ma, ad ogni nuovo incontro con le sue opere, veniamo coinvolti dal suo modo di vivere e di interpretare il fantastico mistero dell’arte, permettendo di inoltrarci nel “campo” della comprensione: non un “divertimento” fine a se stesso ma ricerca di contenuti che, se disvelati, condurranno ad una gioia intima, segreta, pudica, un arricchimento spirituale che permetterà di ascoltare il “fragore” del mondo con la stessa coinvolgente, serena atmosfera, di una dolce, struggente, melodia.


________________________________

Poseidon … Poseidon … Poseidon; quello di Perricone è un urlo liberatorio? Una invocazione accorata? … E il mare che, placido e spumoso si frangeva su rocce di nera lava adesso, tumultuoso, dischiude il suo grembo opalescente ad un dio pervaso di pathos. pur se mendace, che emerge da profondità abissali, ridestato dal pressante richiamo da un sonno millenario che è mitologia, è sogno, è nostalgia di una natura primigenia, immune da parossistiche pulsioni di un modernismo deteriore che ha ucciso la fantasia e con essa, ogni speranza di bellezza ritrovata in un tumulto intimistico di quiete serena. Il “dio del mare” emerge corrusco, mostrandosi in una tridimensionalità estranea ad una realtà pittorica accademicamente interpretata; Perricone evidenzia l’invisibile, un artificio pittorico che non è ricercatezza stilistica, ma sereno abbandono al proprio pensiero, felice di donare al prossimo le sensazioni di esaltante amore che gli hanno permesso di scorgere la bellezza al di là del visibile. Nell’originalità pittorica di questo artista si assiste, incantati, al disvelarsi di un mondo primigenio, al suo nascere, nel mistero di un “soffio vitale” di una divinità spiritualmente avvertita. Nelle opere di Perricone un’energia planetaria si sprigiona in lampi accecanti, su superfici di variato cromatismo, in fasci luminosi resi visibili da un artificio pittorico che permette di vedere al di là del materico. I dipinti di Antonino G. Perricone hanno origine da un nucleo che si dipana in taglienti “lame” che si intersecano in elegante volteggiare in un universo che, ideologicamente, si espande oltre il ristretto mondo del supporto in un messaggio senza confini. Il lampeggiare “nucleare” si effonde nel mistero della creazione, al culmine di una forza energetica incontenibile, esplode in un urlo liberatorio che si ripercuote coinvolgendo l’osservatore, strappato dolorosamente ad un torpore mortale per ricondurlo ad una conoscenza che è vita, è origine di ogni intelligenza. Nelle opere di Perricone da un punto focale deflagra una energia irradiante, una galassia che si espande incontenibile in volute dal percorso imprevedibile, eppure, mai caotico, coerentemente guidato dall’artista, attento all’armonico divenire di forme cerebralmente visualizzate e poste in essere in una sofferta osmosi tra fantasia e realtà, in rapido evolversi in messaggi pressanti a coinvolgere l’osservatore in una spirale di esaltanti sensazioni avvertite emotivamente nell’avverarsi giocoso di una realtà felice. Il messaggio di Perricone è artisticamente e intimamente comprensibile: il nascere della vita, in infinite sembianze, sboccia da una successione armonica di impulsi di una energia umanamente immaginabile, che non ha avuto termine al fine primordiale “big-bang”, ma si propaga ancora infinitamente in pulsioni inesauribili; lo spegnersi della vita è solo un attimo significativo della nostra esistenza, ma non comporta la fine di tutto, protendendo verso infinità di tempo e di spazio, una immortalità immateriale che sublima la fragilità umana.


________________________________

Le opere di Antonino G. Perricone mettono in risalto sia gli aspetti squisitamente pittorici che quelli legati ad un intimismo culturale che costituisce una dote imprescindibile per l’artista palermitano. Le opere più recenti di Perricone si differenziano dalle precedenti non tanto per la tecnica realizzativa, ancora una volta emanazione di una sapiente trasposizione del proprio pensiero in immagini di un astrattismo armonico, quanto nella scelta spaziale. Perricone, infatti, non utilizza l’intera superficie del supporto ma coagula l’immagine in una centralità ponderata che, lungi dal cristallizzare le sue creazioni, suppone una forza interiore pronta ad esplodere al di là del ristretto concetto pittorico per ampliarsi in pulsioni parossistiche a penetrare una ottusità oscurantistica, emanazione delle tenebre, adesso squarciate dalla luce rigeneratrice di una comprensione universale. Da un punto focale esplode una energia irradiante che si espande incontenibile in volute dal percorso intersecante, mai caotico, coerentemente guidato da Perricone, attento all’armonico divenire di forme cerebralmente visualizzate e poste in essere in una sofferta osmosi tra fantasia e realtà, in un rapido evolversi di messaggi pressanti che coinvolgono l’osservatore in una spirale di esaltanti sensazioni avvertite emotivamente nell’avverarsi gioioso di dimensioni felici. Il messaggio di Perricone è, pittoricamente spiritualmente, inequivocabile: la vita, in tutte le sue forme, è scaturita da un susseguirsi armonioso di impulsi energetici che non si esauriscono allo scoccare della scintilla primordiale, prolungando all’infinito il loro stupefacente effetto; e, il nostro tramonto, è solo un momento che segna il nostro fugace passaggio. Perricone dipinge una continuità che protende verso l’infinito, una immortalità che ignora la fragilità umana.


________________________________

Nell’osservare, durante il vertiginoso trascorrere degli anni, le numerose opere di Antonino G. Perricone, mi sono sempre reso conto di essere stato “affabilmente”, catturato dall’atmosfera che da esse emana una tecnica pittorica che è insieme abilità realizzativa e provocazione creativa. E’ indubbio che l’attrazione esercitata dalle opere di Perricone sull’osservatore, scaturisce da un “giuoco” pittorico che focalizza lo sguardo, quindi il pensiero, su forme ipnotizzanti che concentrando l’attenzione, esercitano un’influenza “magica” sul risvegliarsi di ricordi, di idee, sfumate incolpevolmente nel tempo e nello spazio. Le superfici delle tele, come primordiale sommovimento, saettano, si stratificano, stridono nel tentativo violento di liberare tutta la forza latente che si suppone nell’osservare quadri dai mutevoli profili, non caos, ma elegante e coerente formarsi di un ordine naturale. Perricone titola raramente le sue opere; le identifica, spesso, in un unico riferimento dedicatorio, seguito da una numerazione progressiva. Del resto non è necessario identificarle in un oggetto: siamo di fronte ad opere che confermano l’impressione, mentale e visiva, che l’incessante mutare è alla base del suo pensiero e della sua arte, un modo di esprimere le proprie convinzioni attraverso le immagini. In questo Antonino G. Perricone è sorretto da una stupefacente abilità pittorica, non funambolismo o fredda ostentazione accademica, ma capacità personale ed originale di mutare i pensieri in immagini, eleganti, comprensibilmente godibili. Guardando i quadri di questo artista non è facile sottrarsi alla trappola banale delle “similitudini”; mari ondosi, cieli corruschi solcati dalle folgori, superfici desertiche dal perenne mutare asservite ai capricci del vento, comete stupefacenti … tutti accostamenti non peregrini e, tutto sommato, attraenti; ma l’artista vuole dire questo? Forse, ma anche affrontare il concetto della trasformazione come base della vita; ciò che è immoto non vive e quindi non può suggerire interrogativi, stimolare riflessioni; una vita vissuta per creare, in definitiva. Le rare rappresentazioni umane sono adombrate in forme totemiche dai colori rossi e blu a distinguere simbolicamente uomo e donna, possanza fisica e gentilezza muliebre; vita e morte, tristezza ed allegria: Le “parvenze” umane ritornano spesso, invece, nelle raffinatissime acqueforti, graffi lamellari che danno forma, in eleganti volute, a fanciulle danzanti in una natura rigenerata dal pensiero di un’armonia ritrovata. La tecnica ricercata di Antonino si esalta in un’espressione artistica antichissima e dai contenuti magici, ricolma di simbolismi, come risvegliati da un sonno millenario che ci conduce in un mondo nel quale l’arte è congiunta indissolubilmente con l’esaltazione culturale del bello e dell’armonico. Guardiamo le realizzazioni di Perricone e rimaniamo catturati da una tecnica tanto originale quanto complessa, un giuoco infinito di snervanti attese, uno svilupparsi, poco per volta, di un insieme coerente ed armonico: chiaroscuri, ombre, improvvisi bagliori, rossi su rossi, azzurri su azzurri, una sfida cromatica che ha dell’incredibile e che diviene certezza grazie ad una maestria pittorica che è tecnica sì ma, principalmente, sensibilità emotiva. E’ evidente la capacità di coinvolgere l’osservatore che, nelle infinite variazioni di colore, coincidenti con le interminabili mutazioni di forme, accoglie in tutta la sua ricettività espressiva l’abilità pittorica non disgiunta dal messaggio che l’artista ha elaborato mentalmente e, quindi, tradotto sulla tela. Il nostro coinvolgimento con la pittura di Perricone risale a pulsioni lontane nel tempo: rimembranze ed attualità sono frammiste in una continuità coerente svelata da una pittura dai colori prodigiosamente trattati ed asserviti a delle forme che agli albori della “creazione” si ispirano, cristallizzando un istante dell’eterno mutare che è alla base del pensiero creativo dell’umanità, altrimenti condannata ad un immobilismo che non è quiete serena, ma pavida condivisione della violenza del mondo, votato incomprensibilmente all'auto - distruzione.


Torna all'indice degli artisti >>>





Torna ai contenuti | Torna al menu