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Fabrizio Pezzino
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Fabrizio Pezzino compone opere informali con l’utilizzo di materiali compositi riportati su supporti tradizionali: questa ricerca è dettata dal desiderio irresistibile di dare vita a sperimentazioni ricche di istanze e di messaggi attraenti ed incisivi. Le superfici delle opere si trasformano in animati pentagrammi: le eleganti volute che “voleggiano” sul supporto, risuonano della voce calda e suadente del sax, dell'alito grave e malinconico del contrabbasso, della tromba che “urla” al cielo le sue note, ora squillanti ora meste come una preghiera che scaturisce dal più intimo dell’anima. Su tutto, un ritmo incalzante, come proveniente dal suono argentino dei piatti rilucenti o dal rimbombo dei timpani. Un ritmo di primordiale richiamo, quasi un messaggo d'amore o di guerra, di dolore o d’infinita felicità. Pezzino, per ottenere quell’emozione diretta che egli esige come ispiratrice delle sue opere, è ritornato sovente a sondare i colori della natura prorompente della sua Sicilia: ha cercato al di là delle apparenze, al di là, cioè, dello splendido velario intriso di luci e di ombre, captando i suoni di antiche melodie, fonte e stimolo per una vita “tutta” siciliana, fatta di passioni aspre e pure, intimamente repellenti ogni sussulto retorico. Fabrizio Pezzino, non condizionato da fama e notorietà, si è spontanemante isolato in luoghi esenti dagli schiamazzi dell’attuale modernismo; novello eremita si è immerso nell'armonia per ammirarla, studiarla e, infine, raffigurarla in una originalità che la impreziosisce, la sottrae al banale, dal deludente “già visto”. Questo straordinario artista “geme” sconsolato nell’osservare il mondo che lo circonda ed opprime; la sua arte è un tentativo di riscatto offerto ai suoi simili quale esempio di quiete, d’armonia e d’amore. Ma spesso gli uomini, a lui solo geneticamente simili, non sanno ascoltare e, conquistati da altre ingannevoli melodie, si fanno deviare da suoni che invece di irrorare l’anima di gioia, la soffocano nell'incomprensione, nel disarmonico, nella banalità. Tornando alle opere di questo artista è evidente che le ampie volute risuonano di note vibrando di mille sfumature solari: è un’esplosione fantasticamente musicale che cattura l'attenzione dell'osservatore stregato da quell'ampio, solo apparentemente irreale, pentagramma caleidoscopico. Sono quelli i colori e i suoni della fantasia, elaborazioni cerebrali che ripudiano il reale come evidenza anonima e ripetitiva, negazione dell’invenzione. Le volute di Pezzino, attraverso il loro percorrere vie sempre nuove e sconosciute, sembrano espandersi sugli sfondi corruschi come esplosioni centrifughe, annullando ogni legge gravitazionale: dagli inserti ritorti scaturisce, tutto intorno, un canto cromatico che invita a fare, ad agire compiutamente per salvare l'umanità dall’autoestinzione, distrendola da pensieri negativi, riportando ai prati ed alle foreste sconfinate un canto d'amore teso a rigenerare il sorriso di uomini e cose. Questo artista non esprime pessimismo: con le sue realizzazioni raffinate, invita all'ottimismo della pace nell'armonia, canta alla vita, ad una vita attiva, esplosiva, ricca di istanze positive in un sussulto spasmodico di creatività. Le opere di questo artista brillano di colori sgargianti, come vuole l'iconografia del più tradizionale folklore; eppure, osservandole lentamente, lasciano intravedere colori pacati, dal cui fondo emerge un fascino antico. L’artista, però, ad un estetismo che potrebbe rivelarsi vacuo, privilegia sempre la positività e la forza rassicurante di un messaggio pressante. Nelle sue creazioni, intimamente drammatiche, contorte nella cadenza di una musica esasperante, com’è nello stile della migliore tradizione jazzistica, accentuate da colori palpitanti, si coglie l'alito caldo dello scirocco snervante, testimoniando in modo inequivocabile le sue doti, sempre rinnovate, sempre arricchite da un canto che tenta di emergere anelando alla consistenza del bello e dell'armonico.