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Pablo Picasso


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Osservando le numerose opere di Pablo Picasso, si avverte una febbricitante ansia di contatto con una umanità rigenerata, ricondotta al primigenio stupore, dai tratti puri “sgorgati” da una mente ingentilita dal desiderio di rinnovata speranza; è evidente, in questo grandissimo artista, il rifiuto di facili soluzioni, frutto più di accademiche sollecitazioni che di un sentimento di rinnovamento, di ricerca, di scontro nei confronti del banale. Le opere del pittore spagnolo colpiscono per prorompente vitalità, per evidente sfida verso ogni compromesso; siamo di fronte ad un’espressione nuova del dipingere, a quel “cubismo” che ha rivoluzionato i canoni del bello, non più una realtà immutabile, ma visione dinamica del mondo. Nelle opere incisorie di Picasso il bulino scalfisce la lastra metallica attraverso procedimenti esaltanti creando composizioni che risuonano, pur nella loro attualità, di antiche nenie, di mari spumosi, di battiti d’ali e, su tutto, una luce “totale” che non ammette ombre, che denuda impietosamente uomini e cose rivelando fattezze di una mostruosità che è essenzialmente diversità: non necessariamente scostante dai canoni tradizionali della bellezza, queste immagini propongono una nuova dimensione, un nuovo modo di vedere, superando le convenzioni della realtà. L’esaltazione espressiva è incessante, la tensione è spasmodica; la frattura sembra inevitabilmente imminente e invece, queste opere, ci ritornano innanzi quasi a sfida della pessimistica incredulità di una umanità schiava di canoni estetici inamovibili, non sfiducia nel nuovo, ma paura di vedere una realtà che si cela al di là del visibile. Da tutto ciò scaturisce una visione solare che esalta le doti tecniche di Picasso, privato, per sua scelta, di “risorse di mestiere”: ciò che in quelle opere è bello lo è senza tentennamenti. Questo artista ”immenso”, ispiratore di gran parte della storia dell’arte moderna, si può amare o odiare, ogni compromesso non avrebbe senso; perché arrampicarsi a funambolismi dialettici o argomentazioni accademiche quando è lo stesso Picasso che le ha rifiutate? E’ la sua stessa espressione artistica che chiede conferma o disapprovazione. Un “fenomeno” artistico osannato e celebrato in tutto il mondo che non teme certamente i denigratori del suo “genio”, si offre candidamente; non in cerca di scontate conferme, ma di profonde considerazioni a disvelare un mistero che non finirà mai di incuriosire e, forse, spaventare i pavidi esaltando quegli animi capaci di offrirsi a tutto ciò che è movimento e, quindi, vita. Per conto nostro non possiamo che esprimere ammirazione e consenso, nella certezza, comunque, di trovarci di fronte ad un artista che, in qualsiasi modo, ha espresso sempre una liricità coinvolgente e commuovente, un filo sottilissimo ma resistente ad ogni tentazione di facili e piacevoli soluzioni, forse gradite ad un certo pubblico, ma lontane, molto lontane da chi all’arte ha dedicato l’intera esistenza e ad essa ha donato tutto se stesso, anche a costo di possibili cocenti disillusioni, o improbabili esaltanti consensi. Come per l’arte di Picasso che vive ancora tra noi, come ieri, oggi e … per sempre!


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