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PINTAUDI

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Francesco Pintaudi


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Per Francesco Pintaudi non esiste un limite rappresentativo; dal figurativo all'informale, dall'astrattismo al surreale, tutto è utile per giungere a quel “cosmicismo” a lui tanto caro; ed ecco ... l'antico borgo montano si collega architettonicamente alla “pretenziosa” metropoli. L'eleganza formale è avvertita, in egual misura, nei vicoli scoscesi di paesini, incantati nel silenzio di una natura felice o nei grandi paramenti murari di nobili palazzi ormai lontani dall'antico splendore, che non esprimono baldanza, ma mesto richiamo a coloro che, con colpevole indifferenza assistono alla loro lenta ma inevitabile fine. Le case dai tetti rossi si abbarbicano in prodigioso equilibrio a ripidi scalini di roccia viva che gli antichi passi hanno levigato e scolpito a rappresentare una nobile vetustà, mai doma, mai propensa a cedere il passo ad una ingloriosa decadenza. Gli alberi rigogliosi, squarciano e temprano l'ocra della roccia e il “carnoso” fico d'India colma i crepacci colorandoli di verde pastello, le palme svettano offrendo ad una dolce aurea i “ventagli” ampi delle foglie. Quel verde rigoglioso lo troviamo, nelle opere di Pintaudi, a fare da sfondo ai diruti monumenti di Palermo, grandi e splendide fontane fanno sentire il loro gorgoglio a lenire le profonde ferite che deturpano gruppi marmorei dall'imponente movimento di masse, o semplici simulacri di mostri marini cristallizzati in un attimo di orrida bellezza. Il contrasto fa le umili, ma linde, case di un paese siciliano, e i vicoli diruti di una Palermo agonizzante stride nelle lucide rappresentazioni di Pintaudi, quasi a sancire la continuità gelosa delle proprie tradizioni di un mondo ancora non del tutto vinto da un modernismo cittadino che ha privilegiato la costruzione di anonimi contenitori di cemento, trascurando un patrimonio architettonico che non è solo armonia di forme, ma principalmente la “memoria” di una civiltà che si è spenta sia nei contenuti che nelle tradizioni. Il mondo rappresentato di Pintaudi è splendido, artisticamente ineccepibile ed allora ... senza proclami o invettive, ci ferisce dolorosamente nel languido ricordo di un passato forse ingenuo ma certamente armoniosamente vivibile, avvertito intimamente a placare dolore e sconforto.

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