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Forse, quando il primo uomo comparve sul nostro pianeta, quando terra ed acqua ancora non del tutto disgiunte si popolavano d’alberi e di fauna, l’uomo, da prono, sollevò la fronte verso il sole e, eretto, osservò il mondo che lo circondava. Vide uno spettacolo mai più ripetuto: il caos primordiale assumeva un ordine coerente, finalmente idoneo ed accogliente per un’umanità sempre più numerosa e fiduciosa in un’avventura che ancora non ha avuto fine. Nell’osservare le opere di Salvatore Provino avvertiamo le stesse uniche sensazioni dei nostri lontanissimi progenitori al cospetto di un primigenio ordine, adesso da noi ritrovato nelle immagini di questo ispirato artista. Immagini di un armonico informale che, esaltato dai colori, a volte brumali a volte corruschi, consente al riguardante una comprensione febbrile, donando l’ineffabile sensazione di essere penetrati nel segreto sentire dell’artista, nel suo donarsi a sensazioni intimistiche di un’atmosfera dal primordiale richiamo. Ci è grato pensare che non solo per quei lontanissimi e per noi soprannaturali accadimenti l’animo di Provino esulta; esso si dona con affettuoso trasporto anche a ciò che per i più non è percepibile. D’altronde, le pulsioni di un animo fremente pronto a cogliere e ad esaltare l’aspetto emotivo d’avvenimenti ritenuti colpevolmente non degni di nota, fa nascere, inevitabilmente, in un artista, l’impulso incontrollabile di fissarli sulla tela; ecco allora disvelarsi una narrazione che affida al cromatismo ed alla composizione un racconto cerebrale che può essere captato o non compreso dall’osservatore che, in ogni caso, è stimolato alla riflessione, a porsi interrogativi che, forse, non riusciranno mai a giungere a conclusioni inconfutabili, ma che in ogni caso, serviranno ad una comprensione al di là dell’evidente, dalla soluzione banale. Provino titola le sue opere: “Tempesta sulla superficie”, “Porpora”, “Vuoti”, “Sindone”, “La notte”, “Alba” … non per consentire rapide interpretazioni, ma per affidare all’osservatore il compito stimolante e non passivo di una comprensione mossa nell’incertezza; siamo di fronte ad un messaggio pittorico rivolto a menti protese verso il fantastico mondo dell’arte, con tutte le sue certezze e le sue trepide, fantastiche illusioni. Non è arduo comprendere che Salvatore Provino affida il suo segreto sentire a realizzazioni complesse, dove “lo sviluppo” dell’opera richiede elementi comuni, sempre asserviti al suo racconto in perfetta armonia con un cromatismo parco, non limitante, ma in totale sintonia con il prorompere di sentimenti e sensazioni dal rapido sovrapporsi, filtrati da un substrato culturale di grande spessore. E’ questo, certamente, che impedisce alle sue figurazioni una banalizzazione altrimenti in subdolo agguato. Trepide attese e subitanea gioia si alternano in un articolato divenire che, nel coinvolgimento dell’osservatore, trova la ragione dell’esistenza; “fare arte” fine a se stessa assumerebbe una valenza egoistica, limiterebbe tutto all’autocompiacimento, ad un’esigenza personale destinata deludentemente all’anonimato, venendo meno all’obiettivo irrinunciabile di un’artista, cioè quello di divulgare la propria celebrità ed emotività servendosi delle immagini, poco importa se tramite evidenze figurative o tramite l’intimismo proprio dell’informale. Ed è appunto sotto questo imprescindibile aspetto che Provino delinea il suo cammino artistico; la comprensione è associata al connubio opera-artista: un connubio che pone in sintonia l’artista e il suo frutto con il fruitore dell’opera. Così l’artista, compreso nell’idea, sarà compiutamente appagato nel condividere le emozioni, le ansie e le attese con il suo “illuminato” interlocutore. Le realizzazioni di questo straordinario artista ci coinvolgono in un’atmosfera misteriosa di bagliori accecanti o di tenebre perigliose, in estenuanti sfide mentali ed esaltanti risposte che, al fine, riconciliandoci nella consapevolezza della comprensione, ci permetteranno di essere coinvolti in un mondo la cui verità non è riservata solo all’osservazione visiva, ma ad una compenetrazione di sensazioni e sentimenti che regalano la struggente certezza d’essere parte, per un attimo indefinito, dell’esaltazione artistico-mentale di Salvatore Provino.