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Sveva Santamaura
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Il mio è un ricordo struggente, di giorni lontani, quando, ancora giovane ed appassionato d'archeologia classica e medievale, ebbi la ventura di conoscere la madre di Sveva Santamaura, che dedicava tutto il suo vasto sapere allo studio delle vestigia arabo-normanne in Sicilia. Il coinvolgimento fu fatale e decisivo per le mie scelte culturali da quel momento in poi. Questa promessa non è avulsa dall’osservazione delle opere di Sveva, perchè ritorno a ricordare quando Silvana mi mostrò con orgoglio alcune chine della figlia, evidentemente influenzata dall'atmosfera che si respirava in quella casa pervasa da profonda cultura. Rimasi subito colpito da quelle oper giovanili (Sveva aveva quattordici o quindici anni), perché nell'esecuzione e nell'ispirazione notai una bellezza e sicurezza realizzativa che lasciava presagire un futuro ricco d'esaltanti successi, in un campo, quello artistico, che è crudelmente restio all'affermazione di una giovanile potenzialità che altro non chiede se non la “materializzazione” di un sogno che doni a tutti un po’ d'armonia e di bellezza. Sveva non sfuggì a questa legge non scritta che relegò nell'oblio una forza espressiva rimasta non compresa e vittima di un mercato sempre proteso, più che alla valorizzazione di giovani talenti, al facile guadagno: mai doma, però, e pronta a esplodere in tutta la sua valenza stilistica e culturale, la ritroviamo, dopo anni, ad eseguire opere di estrema eleganza. Le opere della Santamaura sono la punta dell’iceberg di una fantasia creativa ricca d'originalità e di risonanze liricamente coinvolgenti. In esse si animano e rivivono i fieri cavalieri normanni dalle tecniche arabescate, con le quali avviluppano giovani fanciulle dagli occhi sognanti; in un'atmosfera improvvisamente magica, la Zisa, la Cuba e la Fawara, da ruderi deserti e desolati, vibrano di voci gioiose, di canti, di luci che riverberano sui muri rivestiti d'oro le immagini frementi di giovani amanti stretti in un abbraccio senza tempo, cristallizzati in un momento felice per rivivere in eterno attimi sublimi di una vita che si rinnova nella bellezza e nell'armonia. L'atmosfera onirica si materializza in linee sapientemente disposte, frutto palpabile di un dono naturale esaltato da una creatività mai esausta, sempre pronta a cogliere gli aspetti più reconditi di un'esistenza altrimenti volgare e frivola, nella quale l'artista penetra chirurgicamente alla ricerca di quel qualcosa che è ancora limpido, bello, incontaminato. Godiamo di una pittura non comune, pervasi da un'aura luminosa che fa intravedere l'evolversi di una genialità prossima a prorompere nella più completa realizzazione. I personaggi che popolano le opere di Sveva, a volte, si scorgono illuminati da un alone dorato che esalta i colori; tutto denuncia uno spessore culturale che la capacità realizzativa esalta ed impone. La perfezione realizzativa si arricchisce di un'originalità quasi inconscia, in un connubbio tra antico e moderno: infatti nelle splendide immagini di Sveva, s’insinua “beffarda” - ma non ad alterare, semmai ad esaltare l'eleganza dell'insieme compositivo - l'atmosfera del Liberty, evidente negli arabeschi, nella stilizzazione delle forme e nell'enfatizzazione delle linee curve che donano fluidità e movimento ad immagini di un'eleganza non “invadente”, ma raffinata nella sua quasi “smaterializzazione”. Non sempre le figure femminili di Sveva s'impongono per chiassoso cromatismo, anzi i colori si pongono su piani diversi ad esaltare una profondità prospettica che eleva le immagini di splendide creature muliebri il cui aspetto asettico conturba ed attrae molto più di una bellezza che esplode sensualità. Pertanto, l’ancor giovane artista, che da tempo si è liberata dalle scomode pastoie dell'inesperienza, si pone su di un gradino elevato che la mette al riparo dalla dilagante banalizzazione di un mondo stupefacente, ma ricco di compromessi e contraddizioni.