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TALANI

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Giampaolo Talani


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Cosa possono contenere delle valige, siano esse di umile cartone o di finissimo cuoio “griffato”? E’ una considerazione che ci coglie ovunque vi siano viaggiatori, in treno, in aereo, in nave ... La risposta non può essere contenuta in sproloqui di sterile e pseudo filosofia ma nel fantasticare del nostro essere si, ed allora giungiamo ad una conclusione, forse esatta, forse erronea, che in ogni caso pungola la nostra curiosità. Ed allora immaginiamo che contengano tutto l’infinito o piccolissimo mondo di una vita o di attimi fuggevoli di una esistenza anonima, una realtà che si nasconde in un angusto e buio spazio; speranze, umili realtà, gioie, dolori, disillusioni e tanto altro ancora. Forse il segreto può essere umanamente svelato osservando l’essere impettito che sosta accanto alla sua valigia, o la regge con sicura noncuranza per il manico: un emigrante? Un viaggiatore di commercio o per svago? Poi ci sovviene di osservare gli occhi perché, gli occhi di quegli uomini, rivelano ciò che alberga nelle loro anime; allora immaginiamo di avere innanzi … viaggiatori pazienti di abituale attesa, altri carichi di infinita tristezza per aver abbandonato casa, figli e mogli per recarsi in luoghi stranieri a cercare quel lavoro che la terra d'appartenenza non gli concede, altri ancora pieni di serenità interiore perché di ritorno ai propri affetti, da troppo tempo lontani. I viaggiatori di Giampaolo Talani sono al centro della sua ispirazione e … adesso focalizzano il nostro interesse: capelli carpiti dal vento, cravatte che rifiutano la loro elegante postura per danzare scompostamente, lampi colorati nel vento di un’anonima stazione di un altrettanto anonima città. E poi il mare, spiagge tranquille dove si elevano castelli fragili che torneranno semplice sabbia al primo urto involontario del vento o di un un bimbo dispettoso, a vanificare la scarlatta bandiera che garrisce in cima, gloriosa, simbolo di vittoria, di resurrezione. Tutte le opere di Talani sono realizzate su supporti di canavaccio, tele grezze in cui i colori, volutamente terrosi, non spengono le loro cromie, anzi, le esaltano nei solchi di microscopiche screpolature e sovrapposizioni che nulla hanno dell’artificioso; tutto è denso come le riflessioni che ispirano queste realizzazioni. Dense, dicevamo, di spessore coloristico ma, quello che è più importante è la risonanza vitale dell'umanità rappresentata, indispensabile nell’economia del messaggio universale che da queste opere scaturisce. Viaggiare è vigoria cerebrale, è il passato, il presente … la speranza che tende a svelare l’ignoto: tutto è moto, desiderio di avventura. Il mare, le spiagge, la sabbia caratterizzata dal sommovimento delle onde, lische di pesci gettate dal caso; pesci talvolta ancora vivi nelle mani e nelle tasche di allucinati personaggi: provocazione o semplice ironia? Noi propendiamo per entrambe le ipotesi; i castelli, fragili, di solo apparente consistenza, ci suggeriscono la fatuità della vita, debole alle offese del tempo e di una umanità generatrice di irragionevole violenza. Tutte le opere di Talani si impongono per una forte espressività, a volte sorretta da rossi violenti, a volte da azzurri riposanti: è un contributo cromatico alla riflessione, al gusto di colloquiare con l’osservatore per condurlo a una quiete serena, esente da parossismi, da tutto ciò che non consente pensieri sublimi di un mondo stupendo. Di un mondo ormai deturpato e ferito che Talani risana con disarmante semplicità: che non identificheremo mai con una città, con un luogo conosciuto, ma che ci svelerà il mistero di luoghi immaginati, sognati, sperati e che l’arte consente di intravedere in opposizione ad un mondo privo di contenuti, di bellezza. Talani, con le sue realizzazioni dispensa una vita non turbinosa ma certamente serena, come un messaggio che giunge dall’ignoto e che all’ignoto affida il proprio futuro in un esaltante vibrare di ottimistica melodia, di luce chiara e solare; non dissonanti note di una fine intrisa di deludente lucore crepuscolare.

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