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Nicola Vietti


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Mi sono sempre chiesto se si sogna a colori o in bianco e nero ma non sono mai riuscito a capire questo segreto al sonno. Non mi rendevo conto che, in fondo, era sufficiente posare lo sguardo sul mondo dell'arte per penetrare l'intimo di un mistero svelato dall'evidenza di ciò che l'onirico suggerisce a quegli artisti “toccati” da un carisma fantastico. Non ho avuito più dubbi avere osservato le opere del pittore Nicola Vietti. Come tutti i romantici ha del mondo una visione intimamente poetica, legata ad un universo fantastico, ma il tutto unito ad una forte componente ironica. La padronanza tecnica non è mai vinta da influenze accademiche, a quelli sterili virtuosismi necessari al mondo artistico di maniera, senza amore nè anima. Le opere di Nicola Vietti sono caratterizzate, quasi un segno distintivo, dalla rappresentazione di una realtà vista nell'ottica ottimista di un'artista che osserva acutamente un mondo sconvolto dal dolore e dalle sopraffazioni e, filosoficamente, ne da una interpretazione giocosa, non incoscienza, ma sublimazione di una realtà scomoda, triste, senza illuminanti prospettive. Ed ecco rappresentati dame e cavalieri paludati da vestimenti allegramente floreali, donne dai grandi cappelli, sormontati da una miriade di colori di petali dei quali sembra poterne cogliere il profumo; eleganti, in doppio petto, gli uomini. Ma ciò che più di ogni altra cosa distingue questi personaggi è la corporatura "allegramente" rubiconda. Ed ecco il fantastico: le loro ragguardevoli fattezze si reggono sulla punta sottilissima di una scarpina e in questa guisa si elevano verso cieli lontani, quasi un sognante passo di danza, ebbri di vivificanti speranze. La forza di gravità si annulla su quel piedino che assomiglia tanto ad una puntina gracchiante di un antico grammofono, capace di liberare, quasi per incanto, la struggente melodia di un esotico tango, mentre effimeri cuori di azzurro fumo, svelati da un sigaro, flutuano nell'aria fino a scomparire fagocitati da sentimenti di dolcissima attesa. Tutto questo ed altro ancora ... racchiuso nel ristretto mondo del supporto pittorico: non caos, ma puntigliosa riproduzione priva degli orgasmi di una realtà chiassosa, eccessivamente orgasmica, quindi inevitabilmente disarmonica. Quest'artista, con le sue opere, riporta quieta armonia pur con l'ausilio di colori intensi, vivaci, eppure, mai invadenti. Per comprendere un mondo irreale bisogna immedesimarsi in pensieri dove predomina la fantasia, dote importante per qualsiasi forma d'arte ma assolutamente insostituibile in un mondo di fiaba. E Vietti riesce a ricondurci in questo mondo senza mai cadere nella banalità o, peggio ancora, in una volgarizzazione di forme e colori che offenderebbe lo sguardo ad ogni animo disposto ad accogliere il bello, dove ogni frastuono è bandito come perturbatore di quiete serena. La tavolozza, come già evidenziato, ricca e svariata, sembra volere escludere, con forza, ogni ambascia per una realtà che massifica e soffoca ogni anelito al libero dispiegarsi delle ali impalpabili della creatività. Così le figure dei dipinti di Vietti si rivelano per la loro intrigante ironia, non superficialità, ma serena visione di un futuro che non può essere solo portatore di avvenimenti pessimistici. Forse non è peregrino afferamare che questo artista ricerca la "verità" in un invito suadente a non rinunciare mai alle suggestioni del fantastico, della malinconia e all'onirico quale parte dell'esaltante cammino verso la certezza dell'esistere, quella realtà che è unico ed insostituibile caldo bozzolo entro il quale si può essere umani e liberi. Ecco, quindi, che i cieli si tingono di rosei tramonti, dolcemente sfumati, senza che nulla vada a scapito della profondità del paesaggio che, riflettendo quel roseo cromatismo, varia, si modifica, per penetrare in piani diversi improbabili prospettive, immaginate in una costante coloristica che fa supporre più ampi scenari d'azione. Dove animali paffuti, in modo particolare simpatici gatti, fanno capolino dalle vesti di dame paffute che vanno incontro ad appuntamenti sperati, romantici come l'artista che li ha immaginati. Grandi fiori scarlatti si impongono in primi piani, su paesaggi ricchi di inventati particolari, tali da dare la sensazione di colmare ogni spazio offerto dal supporto, "felice" di ospitare una fantasia sfrenata eppure mai chiassosa, sempre vigile a non saturare una realtà che è vita, amore, gioia. Guardo le opere di Vietti e mi stupisco "colpevolmente incredulo" per i risultati che ha saputo raggiungere con la complicità di una semplicità disarmante, che è la cifra di un'originalità che è bellezza, armonia: un canto alla vita che ancora avvertiamo suadente pur provenendo da un mondo di frastuoni. Ogni sua opera è un abbandono lirico dei giorni scossi da sussulti angoscianti: un tuffo intensamente magico nel mondo dell'arte, dove ancora si ascolta il fascino delle melodie e dei colori, godendo dell'armonia delle forme, di un universo tornato per incanto alla primigenia putrezza e restituito pittoricamente in un tripudio di suoni e cromie felicemente ascoltati e osservati da Vietti in momenti di intensa creatività, ed ora offerti, con disarmante candore, al nostro sguardo incantato.

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