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VULLO

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Rosario Vullo


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Quando Rosario Vullo si pone all’opera, come qualsiasi altro scultore, affronta il masso ottuso, di marmo, di granito, di umile travertino o familiare tufo, che occulta ogni forma armonica. Ma egli scorge in quell’informe “grumo” l’opera finita; elaborata cerebralmente, adesso si rivela, pian piano. Lo scalpello tintinna ad ogni “insulto” del martello e la roccia risponde cupa, quasi un lamento, a sottolineare il restio cedere alla “violenza” dell’artista che, coerente, svela l’immagine rimasta prigioniera dalla notte dei tempi nel nucleo captivo; un’immagine che mostra il suo segreto più intimo: le fattezze eleganti, mondate dalla scorza informe che racchiudeva il pensiero poetico dello scultore, danno vita al suo sentire artistico, donando gioia all’osservatore, e quiete intima a chi ha svelato l’“opera”, chetato e non più scosso dall’orgasmico procedere in un’avventura che, volta per volta si ripete, mai certo però di una meta scorta in baluginante visione e resa reale dalla sapienza realizzativa di Vullo, esaltato e pago di aver strappato al sogno una splendida realtà. Rosario cristallizza il tempo in candido marmo: una scultura al di fuori dei canoni figurativi cari a questo giovane scultore, un’eccezione gradita, ma l’immobilità della pietra non impedisce, con funambolica tridimensionalità, lo scorrere delle ore, l’alba e il tramonto, il nascere ed il naturale spegnersi della vita, un simbolismo coinvolgente che Vullo ha intuito e subito fissato nel suo intimo, nella sua espressione scultorea dai contenuti culturalmente ineccepibili. Rosario Vullo esalta, nelle sue opere, la plasticità propria di ogni essere vivente, il corpo femminile proteso a svellere la capziosità dell’arroganza di un mondo che, da secoli, l’opprime in un colpevole oscurantismo, oggi, forse, disposto ad accogliere un barlume di luce vivificante; ed ancora prono, abbandonato in un’intensa preghiera che, presto, le permetterà di elevarsi in volo sublime. L’abilità scultorea di questo artista si esalta nella tensione dinamica dei cavalli, dalle masse muscolari scattanti che evidenziano una forza repressa, prossima ad esplodere in rapidi ed armonici movimenti, in corse sfrenate nel vento che agita le criniere fluenti. Le opere di Vullo attraggono per valenza estetica, ma il valore questo scultore non si limita ad un piacere visivo: esse contengono dei messaggi intimi, ma non captivi, anzi, desiderosi di penetrare l’intimo dell’osservatore che, arricchito e pago, si abbandona a quelle sensazioni, alla ricerca spasmodica di quiete e di armonie obliate, nel fragore di un mondo disarmonico ormai preda di una umanità dall’algido dibattersi in sterili sussulti di gretto egoismo.

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