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Tono Zancanaro
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Tono Zancanaro, artista padovano, fu un assiduo frequentatore della nostra isola, ricavando da essa ispirazione e stimolo al suo mondo espressivo, intriso sia di romanticismo che di un realismo ingentilito da una visione “cortese” degli aspetti più banali o svilenti di una realtà massificante. Zancanaro ha amato la Sicilia come può amarla solo chi non è siciliano e, giungendo da contrade brumose dove anche d’estate il cielo lattiginoso fa filtrare faticosamente i raggi solari e la natura intristisce nei lunghi inverni, scopre una terra dalle molteplici sfaccettature. Una terra ora prorompente di umori e profumi, ora intrisa d’amaro sentore di plaghe brulle d’orrida bellezza ma in cui il mare, sempre, generoso di effluvi e di colori, lambisce spiagge bianche come neve o nere come le viscere di un fuoco mai estinto, infrangendosi sui ruderi di antichissime città, malinconico ricordo di civiltà remote che i siciliani spesso ignorano, pur portandone in seno l’antico orgoglio. Le opere di Tono “risuonano” del fascino di una terra, per lui matrigna, che ha dato i natali a fanciulle dalle lunghe chiome corvine, dee esse stesse di un olimpo obliato, fanciulli folgorati da un sole spietato che illumina occhi lucidi e neri come olive, furbi, irridenti lo “straniero” che tenta di penetrare il mistero di un millenario racconto. Le opere di Zancanaro hanno un contenuto culturale che dalla figurazione trae pagine di elegante poesia, versi non scritti che fluiscono da labbra socchiuse, diversi, come diverso è il sentire dell’uomo, tristi, sereni, sconvolgenti; in ogni caso portatori di un impulso che si è estrinsecato dando voce a figure materialmente immote ma spiritualmente vive, apportatrici di istanze mutevoli in una immaginata cristallizzazione. Zancanaro prediligeva la litografia ed ancor più l’acquaforte, trovando in queste tecniche una risposta “culturale” al suo lavoro, all’esplicitazione del suo più segreto sentire, senza trascurare comunque altre tecniche interpretative, anch’esse emanazione di un profondo substrato artistico. La pietra litografica gli dava l’esaltante sensazione di lasciare un segno tangibile nella storia, un prolungarsi ideale del vivere in una antichità “nobile” emanata da ogni sito isolano in cui l'artista si sentiva avvolto come in un bozzolo protettore, un microcosmo dove tutto è osservabile seppur impossibile possedere. L’acquaforte conferiva alle realizzazioni di Tono la fierezza di una tecnica antica, nella quale si esalta la manualità dell’uomo al servizio della fantasia, un sogno che si materializza sulla carta, un’impronta indelebile a sottolineare il “passaggio” del genio umano. Adesso la Sicilia “canta” Zancanaro e ci è grato pensare che questa melodia giunga a lui in un rinnovato abbraccio con una terra che lo conobbe intimamente e lo amò come un figlio acquisito ma, forse per questo, più rimpianto.